PIETRO FANFANI.
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Novella del grasso legnajuolo.
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1856. Felice Le Monnier, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
www.liberliber.it
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Indice.
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A MONSIGNORE GIUSEPPE MONTANARI DI BOLOGNA, 
AL LETTORE. 
SAGGIO DELLE CORREZIONI PI RILEVANTI FATTE NELLA PRESENTE EDIZIONE. 
NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 
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Fine Indice.
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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO, RISCONTRATA COL MANOSCRITTO E PURGATA DA MOLTI E GRAVISSIMI ERRORI.
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A MONSIGNORE GIUSEPPE MONTANARI DI BOLOGNA,
Dottore nel Diritto canonico e civile, Protonotario apostolico,
Canonico della Metropolitana ec. ec.
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Son tanti gli argomenti di benevolenza che Ella mi ha dato in questi ultimi anni: tante volte mi ha Ella dato cagione di ammirare la sua molta dottrina unita a s rara modestia: con tanto senno e con tanta cortesia mi ha fatto or prima or poi delle osservazioni intorno a' poveri lavori miei, che non voglio lasciar passare la congiuntura che ho di mostrargliene pubblicamente il mio grato animo dedicandole questo libriccno. Altri forse dir non essere tale offerta conveniente ad un suo pari; ma io son certo che non parr cos a V. S. Illma e Reverma, la quale sa aver l'occhio, non al dono, ma alla pura intenzione del donatore; ed alla quale, amante com' della cara nostra lingua, non pu tornare se non accettissimo il dono di uno scritto che di lingua  proprio una leccorna, e che dagli Accademici della Crusca  registrato fra quegli che fanno testo.
Comecchessa, lo accetti per piccolo segno di estimazione e di amicizia, e mi tenga nella sua grazia
Firenze, 12 agosto 1856.
tutto suo
PIETRO FANFANI.

AL LETTORE.
Chi ponesse a riscontro il viver de' Fiorentini ne' secoli quattordicesimo e quindiceswimo col vivere di essi nel secolo presente, vedrebbe singolarissimo contrasto, e potrebbe coglierne materia di parecchi salutevoli ammaestramenti. Erano essi feroci nelle contese civili, perch cos davan le maledette parti che laceravano allora tutta l'Italia, ma eran prodi e prudentissimi in guerra; e que' medesimi poi, tornati a casa, erano o letterati, o politici, o ricchi e solerti mercatanti, o artisti sublimi: e in cima di tutti i pensieri aveva ciascuno il decoro della patria e il lustro della religione. I quali affetti santissimi furon sola cagione che senza fatica sorgessero Palazzo Vecchio, Santa Maria del Fiore, Santa Maria Novella, Santa Croce, la Loggia dell'Orcagna, Orsammichele, e altri miracoli di Arte, d'un solo de' quali, ora che tali affetti pi non accendono i nostri cuori, non giungerebbesi a far la minima parte, come pu aversene prova nella Facciata del Duomo, tante volte tentata di fare, e non mai riuscita. Tutto ci rendea famoso presso gli altri popoli il nome fiorentino,  e ben a ragione poteron gli scrittori celebrarlo con altissime lodi: ma se bello e glorioso era il viver pubblico, dir cos, non era men bello e meno attrattivo il viver privato. I grandi, che erano generalmente ricchissimi e non aborrivano dalla mercatura, fioran Firenze d'ogni lieto spettacolo, raccogliendosi spesso in allegre brigate che rallegravano la citt di canti, di suoni, di torni, di giostre e di splendide cavalcate. I popolani, tutti dati al lavoro e alla mercatura, tutti istruiti nell'arte di governare, oggi gli vedevi de' signori, o in nobili ambascerie degnamente rappresentare la maest della repubblica, e poscia gli trovavi o al fondaco o a bottega, piacevoli ed alla mano come si conviene al pi umile cittadino. I letterati erano pochi; ma que' pochi erano eccellenti, e scrivevano eccellenti cose in parole d'oro. Gli artisti poi erano la pi cara e pi amabil cosa di Firenze. Innamorati tutti quanti dell'arte come arte, e non come fonte di guadagno, tutta la vita in lei e per lei spendevano: l'uno ne conferiva con l'altro, studiandosi di giungere all'eccellenza: non era ancora venuta la peste delle accademie a ridur l'arte artifizio; ma chi a quella sentasi chiamato andava in bottega d'un buon maestro, e sotto di lui, cominciando dal mesticare i colori, e andando su su, facevasi anch'egli maestro eccellente. Quel che allora dicevasi bottega, oggi pi gentilmente dicesi studio, ma i lavori che uscivano da quelle botteghe non si son pi veduti uscir dagli studj. Tutti gli artisti poi si tenean fra loro come tanti fratelli: lo scultore non teneasi da pi che il pittore e l'architetto, n quegli di questo: il lavoratore di tarse o di niello non era reputato pi vile degli altri: chiunque esercitava un'arte del disegno era fratello, e bastava. La sera, finito il lavorare, si raccoglievano in bottega di alcuno di loro; e quivi, data parte conveniente a' ragionamenti dell'arte, o si sollazzavano con lieti racconti, o per qualcun de' pi semplici ordinavano piacevoli beffe, le pi delle quali finivano in risa ed in cene: e se non aveano fine s lieto, non aveanlo certo n tristo n doloroso.
Questo bello e riposato vivere pi che dalla storia si ricava dalle novelle, le quali, per questo rispetto, se non per altro, sono di lettura rilevantissima: e la prova di ci che ho detto, specialmente circa gli artisti, pi forse che da qualsiasi novella, si raccoglie da questa qui che adesso ripubblico. Per la qual cosa, anche quando essa non fosse di niuna importanza per altro, si dovrebbe tornare gratissima per questo solo; ma sopra questo essa  lettura piacevole e cara cos, che a qualunque pi grave barbassoro cava per forza le risa, ed  scritta in ottima lingua popolar fiorentina di quel tempo, ricchissima di fiori e di grazie ineffabili, tutto che rozza alquanto e negletta.
Contiene essa il racconto di una solenne burla fatta dal Brunellesco, dal Donatello e da altri artisti, a un Manetto Ammannatini lavorator di tarse, detto il Grasso legnajuolo, con la quale gli fu fatto credere ch'e' fosse diventato un cotal Matteo, e per Matteo fu messo in prigione per debito, ne fu liberato da' proprj fratelli di esso, che pagaron per lui, e come loro fratello sel rimenarono a casa: gli fu insomma cos accortamente colorita la cosa, e tanti accidenti seppersi far nascere, che, non che il Grasso, uomo piuttosto semplice, ma chicchessa sarebbe rimasto almeno perplesso dell'esser pi lui, o esser diventato un altro. Comecch il fatto di questo Grasso fosse gi passato in proverbio nel secolo XV, tuttavia la cosa incredibile fecelo sempre tenere per favola e non per altro; quando nel secolo passato venne fatto al Manni di chiarirlo per vera storia con documenti certissimi: il che fu a' tempi nostri confermato dal Moreni, il qual conjettur, e la conjettura fond su buoni argomenti, autore di questa novella dover esser Feo Belcari. Ora, dovendo parlare del codice da cui il Moreni trasse questa novella, e delle varie edizioni che essa ha avuto ne' varj secoli, non posso lasciar di trascrivere le parole che il Moreni stesso us in questa materia nella Prefazione della edizione sua, che sono le seguenti.
"Quello, di cui noi ora ci serviamo, appartenea gi a Giovanni Mazzuoli, comunemente appellato il Padre Stradino, s per essere oriundo di Strada, luogo distante da Firenze circa a sei miglia, che per essersi dimostrato, sinch'ei visse, padre affezionatissimo delle due nostre illustri Accademie, degli Umidi, cio, dalla quale ne fu egli gi l'istitutore nel 1540, e della Fiorentina, per le quali dimostr mai sempre quell'istesso parzialissimo  affetto, che in avanti da tanto tempo dimostrato avea l'architetto della nostra Novella in quelle frequenti adunanze, o accademie private che le si fossero, nelle quali, al dir del nostro Anonimo, di varie e piacevoli cose ragionando, conferivano infra loro la maggior parte dell'arte e professione sua. Nei margini della prima pagina di esso codice, lo Stradino not le seguenti cose, le quali, comecch istoriche, bench aliene dal soggetto, le  vogliamo qui riportare: "Questo libretto  di me Giovanni di Domenico di ser Giovanni di Mazzuolo da Strada detto Stradino, cittadino senza istato, soldato sanza condizione, profeta come Cassandra di nostra prima patria. Donmmelo el mio amico Lionardo d'Alessandro Barducci, bisnipote del nobilissimo Cavaliere a Spron d'oro, che a salute di sua anima, e de sua anticessori e successori, fece fabbricare lo Spedale di San Matteo detto di Lelmo, per memoria del suo nome, ed il Munistero di San Niccol colle lor chiese, che cost tutta detta fabbrica scudi 24,000 d'oro. Scudi 12,000 don in beni per sostentare gl'infermi, chi gli governa, e le monache. Questo ho io fatto per dimostrare a chi legger questa opera pia possa imparare a salvar l'anima sua, de' sua passati, presenti e futuri lasciare fama eterna; perch no' siam tutti ministri della natura, la quale si contenta di poco; no' n'abbiamo a cavare solamente vitto e vestito di questo mondaccio qual c' presentato, e non s' comperato, poveracci che noi siamo: facciamoci lume innanzi no' ci muojamo. Lo ricorda Stradino, che sen' contenta." Nel margine interno poi all'estremit inferiore del Codice, ha il medesimo delineate, in mezzo ad emblemi, le armi accollate de' Medici, de' Visconti di Milano, e de' Salviati: prossima a queste ha posta la sua di due mazzuoli alla schisa. Nel mezzo del margine inferiore sono le armi accollate de' Medici, e di Toledo, nell'ornamento delle quali ha aggiunto altra arme de' Medici di sette palle, quella de' Salviati, e la sua propria descritta, e stanno in mezzo ad alcuni versi cui poco interessa il riportare. Queste sembreranno minuzie, ma non lo sono per chi sa trarne ancora da esse all'uopo dei vantaggi e dei lumi.
"Esaminato il Codice, passiamo ora a far rimembranza delle pi e diverse edizioni, che di essa Novella sonosene fatte in pi tempi. La pi antica che siaci venuta alle mani, e di cui si abbia cognizione, sebben non persuasi ch'e' non ve ne possa essere di un'epoca pi remota, si  quella dei Giunti di Firenze dietro al Decamerone del Boccaccio del 1516, ripetuta nel 1522 dietro a quello d'Aldo. Di qui ne derivarono le posteriori fattene nel cos detto Novellino, o siano Novelle antiche, e di bel parlar gentile, impresse dagli stessi Giunti nel 1572, e in seguito ivi, nel 1782 da Lorenzo Vanni, per opera del Manni con sua bella Prefazione, in Londra (in Livorno) 1795, per Riccardo Bancker, e tra le Novelle di alcuni autori fiorentini, impresse ivi nell'istesso anno per opera del valente bibliografo Gaetano Poggiali con sue prefazioni premesse a ciascuno autore delle medesime. Fu ella pi volte nel secolo XVI pubblicata anche a parte, cio in Firenze nel 1566 e 1576, in-4, senza nome dello stampatore, e nel 1588 per Gio. Baleni in-4, con stampa in legno nel frontispizio analoga alla professione del Grasso, e con un sonetto caudato in fine il quale, non avendo nulla che fare col soggetto, fa dinotare quanto ella fosse madornale l'ignoranza dell'editore, e quanta poca scaltrezza egli avesse per render pi accreditata la sua ristampa con s ridicola aggiunta. Altre posteriori edizioni abbiam veduto, fatte fra noi, del secolo successivo, tra le quali quella del 1603 per Zanobi Pignoni, in-4; del 1616, per Stefano Fantucci Tosi alle Scalee di Badia in-4; e del 1622 per il Sermartelli in-4: ma queste, per vero dire, senza che mai alcun vi abbia posto mente, sono del tutto conformi e quella gi di sopra indicata del 1588, vale a dire sono una edizione istessa col solo cangiamento del frontispizio, solita impostura dei librai per ingannare i semplici, e per ismerciarne con pi facilit le copie rimaste loro invendute e incagliate; del qual vizio erane imbrattato ancora il nostro valente tipografo Lorenzo Torrentino, come pi volte noi abbiam rilevato nelle due edizioni degli Annali della Tipografia di esso stampatore.
"La pi accreditata per che abbiasi, e che al dir del ch. signor Bartolommeo Gamba nel tomo I della ediz. II dei Testi di Lingua,  un'ottima ristampa emendata coll'ajuto di buoni testi, si  quella, omai per la pochezza delle copie divenuta alquanto rara, procurataci dal ch. nostro Domenico Maria Manni, col titolo: Novella antica del Grasso legnajuolo, scritta in pura toscana favella, ed ora ritrovata Istoria ec., illustrata e coll'ajuto di buoni testi emendata, in Firenze 1744 in-4, con ristretta s, ma erudita ed assennata prefazione, nella quale, colla sua solita e propria squisitezza di vetuste carte, e d'attestazioni autentiche e minute, del Grasso parlasi e de' di lui antenati, e ad evidenza dimostrasi esser egli stato della famiglia Ammannatini, e non gi Adamantini, come leggesi erroneamente in alcune delle pi vetuste edizioni."
Fin qui il Moreni: ed io aggiunger che un'altra volta fu stampata, insieme con le Novelle del Sacchetti, a Venezia, nel 1830, Tipografia di Alvisopoli; ma che tale edizione, detta dal Gamba pi emendata di quella del Moreni medesimo, non mi  venuto fatto di vederla; e non mi  paruto necessario il farne altra inchiesta pi minuta, quando per la edizione presente io ho fatto capo al puro fonte del Ms., ed ho usato quanta diligenza era da me, nel modo che, conchiudendo, sono per dire. Mi sono servito, com'era naturale, della edizione del Moreni; ma prima di darla a stampare la ho parola per parola gelosamente riscontrata col codice magliabechiano gi descritto; il qual riscontro mi ha ottimamente servito, come quello che mi ha procacciato parecchie correzioni, un saggio delle quali, perch il lettore vegga ad un'occhiata la loro importanza, io registrer in fine di questo discorso. Particolar cura poi ho messo nella punteggiatura e nel collocamento dei segni ortografici: cosa di gran momento in ogni scrittura a renderne chiara la intelligenza, ma in questa Novella massimamente, la quale passa cos spesso dal narrativo al drammatico,  cos piena di modi popolari e di costrutti oggi disusati, e qualche volta  anche cos infruscata la sintassi, che senza il timone della ortografia, ci sarebbe stato da rimaner nelle secche, come alle volte ci fa rimanere il Moreni. E vedendo poi che molte voci, frasi e costrutti avean bisogno veramente di una dichiarazione, io ci ho fatto qua e col delle note, aggiungendole alle pochissime del Moreni, le quali per altro, a conoscerle dalle mie, ho segnate con lettera M. Insomma pare a me di non aver lasciato indietro diligenza veruna: resta che tu, o Lettore, giudichi se la mia diligenza  riuscita a buon fine.
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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO.
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La citt di Firenze ha avuto uomini molto sollazzevoli e piacenti ne' tempi adietro, e massime l'et passata, nella quale accadde nello anno 1409 che, cos come per lo adietro erano usati, ritrovandosi una domenica sera a ciena insieme certa brigata et compagna di pi uomini dabbene, cos di regimento come maestri d'alcune arti miste e d'ingegno, quali sono dipintori, orefici, scultori e legniajuoli e simili artefici, in casa di Tomaso Pecori, uomo molto dabbene e sollazzevole e d'intelletto, appresso del quale egli erano, perch di loro pigliava piacere grandissimo; et avendo cenato lietamente, e sedendosi al fuoco, perch era di verno, quando in disparte e quando tutti insieme quivi di varie e piacievoli cose ragionando, conferivano intra loro la maggiore parte dell'arte e professione sua. Et mentre che confabulavano insieme, disse uno di loro: Che vuol dire che questa sera non ci  stato Manetto legniajuolo? ch cos aveva nome uno, che era chiamato el Grasso:) e nel rispondere si mostr che alcuno di loro gliene avessi detto e non ve lo avesse potuto condurre, che se ne fussi stata la cagione. Questo legniajuolo faceva la bottega in su la piazza di Santo Giovanni, e era in quel tempo di quella arte nel numero de' buoni maestri di Firenze; et infra l'altre cose egli aveva fama di fare molto bene e colmi e le tavole d'altari, e simili cose, che non era per allora atto ogni legniajuolo; et era piacevolissima persona, come sono la maggiore parte de' grassi, e invero pi presto aveva un poco del semplice che no: d'et di anni circa ventotto, grande di persona, e compresso; onde nasceva che generalmente da ogni uomo egli era chiamato el Grasso. Ma non era per tanto semplice, che da altri che da sottili uomini fusse stata compresa la sua semplicit, come quella che non teneva in tutto dello sciocco. E perch'egli era sempre usato di trovarsi con questa brigata, non v'essendo la sera, di loro materia di fantasticare la cagione della sua assenzia; e non potendo altrimenti trovarla, conchiusono che altro che qualche sua bizzarra, di che anche e' sentiva qualche pochetto, non l'avea ritenuto. Il che tenendosi da lui un poco scornati, perch generalmente erano questi tutti di migliore qualit e condizione di lui, e fantasticando piacevolemente come di questa ingiuria vendicare si potessono, disse quello che aveva prima mosso le parole: E' se gli potrebbe fare qualche giarda, e farnelo pi savio per un'altra volta. E che, rispose uno degli altri, che se gli potrebbe fare, se non gli si facessi con qualche trappola pagare una cena, e lui non vi si trovassi? Era fra costoro Filippo di ser Brunellesco, uomo di maraviglioso ingegno et intelletto, come ancora  noto alla maggiore parte degli uomini. Costui adunque, che in quel tempo era d'et d'anni trentadue in circa, e che per lo essere molto uso col Grasso l'aveva carattato a nuoto, e qualche volta cautamente ne pigliava piacere, poich alquanto fu stato sopra di s, disse: E' mi darebbe el cuore, che noi gli faremo una piacevole natta in luogo di vendetta del non essere venuto questa sera, di condizione che noi n'aremo ancora di grandi piaceri e di gran sollazzi: se voi me ne credessi, e' mi darebbe el cuore. Modo ho pensato, che noi gli faremo credere, che fusse diventato un altro, e che non fussi pi el Grasso legniajuolo: con un certo ghigno, ch'egli aveva per natura, e per la fidanza di s. Et ancora che la brigata conoscessi Filippo di grande ingegno, ch bene  orbo chi non vede il sole), perch a ci che si dava, e in ci che si travagliava, appariva cos; per, avengach non fussino tutti ignoranti affatto della semplicit del Grasso, quello ch'e' diceva pareva a tutti impossibile di farlo: a' quali Filippo assegnate sue ragioni et argumenti cauti e sottili, come colui che era a quelli molto atto, con non molte parole gli fece capaci questo potersi fare. E rimasi insieme d'accordo del modo ch'egli avessono a tenere che la cosa andassi segreta, conchiusono cos sollazzevolemente che la vendetta si facessi, e che se gli desse a credere che fussi diventato uno ch'aveva nome Matteo, noto di qualche parte di loro, e del Grasso non meno, ma non per di quegli intrinsichi che si ritrovavano a mangiare insieme: et colle maggiori risa del mondo feciono questa conclusione; alcuni di loro recatisi cos un poco da canto, che quanto pi presto meglio. El principio di questa storia sollazzevole non s'indugi, anzi fu la seguente sera in questa forma. Filippo, come quello che era molto familiare di costui, e sapeva ogni cosa non altrimenti che si sapessi lui medesimo, perch tutto gli conferiva bonariamente ch altrimenti non arebbe potuto fare quello che lui intendeva) in su l'ora che  d'usanza di serrare le botteghe di simili esercizj per lavorare drento con lume, se n'and alla bottega del Grasso, ch mille altre volte v'era stato a quell'ora, e quivi ragionando con lui un pezzo, giunse, come era ordinato, un fanciullo molto affannato, e domand: Usa qui Filippo di ser Brunellesco? A cui Filippo, fattosi innanzi, disse: Sono io desso, e che vai tu cercando? Rispose el fanciullo: Se voi siate desso voi, e' vi conviene venir test insino a casa vostra. Disse Filippo: Dio m'ajuti! che novelle? Rispose il fanciullo: Io son mandato a voi correndo, e la ragione , che da due ore in qua egli  venuto un grande accidente a vostra madre, ed  quasi che morta, sicch venitene tosto. Filippo, fatto vista di maravigliarsi assai di questo caso, di nuovo raccomandandosene a Dio, prese licenza dal Grasso; ma lui, come ad amico, disse: I' vo' venir con teco, se bisognassi fare pi una cosa che un'altra: questi sono casi che non si vuole risparmiare persona: io vo' serrare la bottega, e vengone. Filippo ringraziatolo disse: Io non vo' che per ora tu venga: e' non de' potere essere di molta importanza questo caso per certo; ma, se niente bisogner, i' te lo mander a dire: soprast un poco in mio servigio in bottega, e non ti partire per caso nessuno, se bisognassi; e non ti mandando a dire altro poi, va pe' fatti tua. E partito Filippo, avendo fermo il Grasso a bottega, e faciendo sembianti d'andare a casa sua, e' da una volta se n'and a casa el Grasso, che era quivi vicina da S. Maria del Fiore; et aperto l'uscio con uno coltello, come colui che sapeva el modo, entr in casa, e serrossi drento col chiavistello per modo che persona non vi potessi entrare. Aveva il Grasso madre, ma ella era ita in villa di que' d in Polverosa a fare bucato, et a fare insalare carne, e per altre faccende, come occorre, e di d in d doveva tornare, secondo ch'el Grasso stimava; ed era la cagione perch lasciava l'uscio cos; e Filippo el sapeva. Soprastato el Grasso alquanto a bottega, e dipoi serrato quella, per satisfare pi compiutamente alla promessa di Filippo and pi volte di gi in su intorno a bottega, e dopo le molte, dicendo: Le cose di Filippo non debbono andare male, e' non ar bisogno di me; e' con queste parole s'avi verso casa sua, e giunto all'uscio, el quale saliva due scaglioni, volle aprire, com'egli era usato di fare; e pi volte provandosi, e non potendo, s'avide che l'uscio era serrato drento. Il perch, picchiato forte, disse: Chi  su? apritemi; avisandosi che la madre fussi tornata, e serrato l'uscio drento per qualche rispetto, o che la non se ne fussi avveduta. Filippo, fattosi in capo di scala, contrafacendo la boce del Grasso che pareva tutto lui, disse: Chi  gi? El Grasso, bench gli paressi piuttosto la boce d'altri che quella della madre, disse: Io sono el Grasso. Di che Filippo finse che chi parlassi fussi quello Matteo, che volevano dare a 'ntendere al Grasso che fussi diventato, e disse: Deh, Matteo, vatti con Dio, ch'io ho briga un mondo; dianzi essendo Filippo di ser Brunellesco a bottega mia, gli fu venuto a dire come la madre da poche ore in qua stava in caso di morte, il perch io ho la mala sera. E, rivoltosi indietro, finse di dire alla madre: Fate ch'io ceni; egli  due d che voi dovevate tornare, e tornate anche di notte: et seguit parecchi parole rimbrottose. Udendo el Grasso colui che era in casa cos rimbrottare la madre, e parendogli non solamente la sua bocie, ma tutti i suoi atti et modi, disse fra s medesimo: Che vuole dire questo? e' mi pare che costui ch' su sia me, a dire che Filippo era alla bottega sua, e come gli fu venuto a dire che la madre stava male; et oltre a ci grida con mona Giovanna, et ha tutta la bocie mia: sarei io mai smemorato? E sceso e due scaglioni, e tiratosi indietro per chiamare dalle finestre, vi sopraggiunse, come era ordinato, Donatello intagliatore, che fu della qualit ch'a ciascuno  noto, che era della brigata della ciena et amico del Grasso; e giunto a lui, cos al barlume, disse: Buona sera, Matteo, cerchi tu el Grasso? poco  che se ne and in casa, e non si ferm, ma tir pe' fatti sua. El Grasso, udito questo, se s'era maravigliato, ora si maravigli pi che mai, udendo che Donato lo chiamava Matteo. E rimasto cos stupefatto e come smemorato, ch'e 'l s e 'l no nel capo gli tenciona, si tir in sulla piazza di Santo Giovanni, dicendo infra s: Io star tanto qui, ch'e' ci passer qualcuno che mi conoscier e dir chi io sia; seguitando: Ohim! sarei io mai Calandrino, ch'io sia s tosto diventato un altro senza essermene avveduto? E cos stando mezzo fuori di s, vi giunse, come era ordinato, sei famigli di quegli dello Uficiale della Mercatanza, et uno messo, e fra loro era uno ch'egli avevano finto che fussi creditore di quello Matteo ch'el Grasso si cominciava quasi a dare a 'ntendere d'essere; et accostatosi al Grasso, si volse al messo et a' fanti, e disse: Menatene qui Matteo, questo  el mio debitore: vedi ch'io t'ho tanto codiato, ch'io t'ho colto. E famigli e 'l messo lo presono, e cominciorono a menarnelo via. El Grasso, rivoltosi a costui che 'l faceva pigliare, e pontato e pi innanzi, gli dicie: Che i' ho a fare teco, che tu mi fai pigliare? di' che mi lascino: tu m'hai colto in iscambio, ch'i' non sono chi tu credi, e fai una gran villana a farmi questa vergogna, non avendo a fare nulla teco: io sono el Grasso legniajuolo, et non sono Matteo, e non so che Matteo tu ti dica. E volle cominciare a dare loro, come quello che era grande e di buona forza; ma e' gli presono di subito le braccia, e 'l creditore fattosi innanzi lo guat molto bene in viso, e disse: Come! non hai a fare nulla meco? s ch'io non conosco Matteo mio debitore, e chi  el Grasso legniajuolo! io t'ho scritto in sul libro: et cci meglio, ch'io n'ho la sentenzia un anno fa o pi: come! non hai a fare nulla meco? et dicie anche che non  Matteo, el ribaldo! menatelo via: questa volta ti converr pagare, innanzi che tu te ne sbrighi: vedrenola se tu sarai desso o no. E cos bisticciandosi insieme lo condussono alla Mercatanza; e perch'egli era quasi mezz'ora innanzi all'otta de la ciena, et assai bujo, per la via n l mai trovarono persona che gli conoscessi. Giunti quivi, el notajo finse di scrivere el nome di Matteo al bastardello, ch di tutto era informato da Tomaso Pecori, di cui egli era molto dimestico, e misselo nella prigione. Gli altri prigioni che v'erano, avendo udito lo strepito quando giunse, e nominarlo pi volte Matteo, come fu tra loro, sanza dimandarlo altrimenti, come cos avessi nome lo ricevettono, non v'essendo per avventura alcuno che 'l conoscessi, se non per veduta; e udendosi e vedendo chiamare Matteo da tutti coloro a quello che occorreva, tutto invasato quasi per certo gli parve essere un altro. Et essendo domandato perch egli era preso, disse: l'ho a dare a uno parecchi dinari, e sono qui; ma io mi spaccer domattina di buon'ora (carico tutto di confusione). E prigioni dissono: Tu vedi, noi siamo per cenare, ciena con esso noi, e poi domattina ti spaccerai; ma bene t'avvisiamo, che qui si sta sempre qualche tempo pi che altri non si crede: Dio ti dia grazia che cos none intervenga a te. El Grasso accett lo 'nvito, e poco cien; e cienato ch'egli ebbono, uno di loro gli prest una prodiciella d'un suo canle, dicendo: Matteo, statti qui el meglio che tu puoi per stanotte, e poi domattina, se tu n'uscirai, bene fia; et se no, manderai per qualche panno a casa tua. El Grasso lo ringrazi, et acconciossi per dormire el meglio che pot. Come 'l garzone, che era stato nel luogo del creditore, ebbe acconcio quello che gli parve el bisogno alla Mercatanza, Filippo di ser Brunellesco s'accozz con lui, e da lui ebbe ogni particulare e della presura e del condurlo in prigione, e and via. El Grasso, coricatosi in quella proda, et entrato in questo pensiero, diceva da s a s: Che debb'io fare s'io sono diventato Matteo, ch mi pare esser certo ora mai che cos sia per quanti segni quant'io ho veduti, et accordandosene ognuno unitamente; ma quale Matteo  questo? Ma s'egli avviene ch'io mandi a casa a mia madre, e 'l Grasso sia in casa, ch ve lo senti', poich cos , e' si faranno beffe di me. Et in su questi pensieri, affermando ora d'essere Matteo et ora d'essere el Grasso, stette insino alla mattina che quasi mai dorm sodamente, ma sempre in albage, che lo tormentavano per tutti e versi. E levatosi come gli altri, standosi alla finestrella de l'uscio della prigione, avvisandosi per certo quivi dovere capitare qualcuno che lo conoscessi per uscire de' dubbj in che egli era entrato quella notte, entr nella Mercatanza Giovanni di messer Francesco Rucellai, el quale era della loro compagna, e stato alla ciena et alla piacevole congiura, et era molto noto del Grasso, e facevagli in quel tempo uno colmo per una Nostra Donna, et pure el d dinanzi era stato con lui un buon pezzo a bottega a sollecitarlo, et avevagli promesso dargliele ivi a quattro d. Costui, giunto alla Mercatanza, misse cos el capo drento all'uscio dove rispondeva la finestra de' prigioni, che era in que' tempi in terreno, alla quale el Grasso era; e veduto Giovanni, cominciollo a guardare in viso e ghign; e Giovanni, come se cercassi di chicchessa, guard lui come se mai non l'avessi veduto, perch Matteo non era suo noto, o e' ne fecie le viste, e disse: Di che ridi, compagno? El Grasso disse: Non d'altro no: e, veduto che non lo raffigurava, lo domand: Uom dabbene, conosceresti voi uno che ha nome el Grasso, che sta in su la piazza di Santo Giovanni col di dietro, che fa le tarse? Di' tu a me? disse Giovanni; seguitando: Come! lo conosco s bene: oh! egli  tutto mio, e tosto voglio andare insino a lui per un poco di lavoro che mi fa: se' tu preso a sua stanza? Disse el Grasso: No, Santa Maria; poi seguit: Perdonatemi, per io vi richieder a sicurt: deh fatemi un piacere, poich per altro avete a ire a lui, deh ditegli: Egli  preso alla Mercatanza uno tuo amico, e dicie, che in servigio tu gli faccia un poco motto. Dicie Giovanni guardandolo in viso continovamente, tenendo con fatica le risa): Chi se' tu, ch'io ho a dire che mandi per lui? (acciocch confessassi esser Matteo, per dargliene poi qualche volta noja). Disse el Grasso: Non vi curate, e' basta dirgli cos. Disse allora Giovanni: Io lo far volentieri, se basta; e partissi; e trovato Filippo lo ragguagli, ridendo, d'ogni cosa. Rimasto el Grasso alla finestra della prigione, infra s medesimo diceva: Oggimai poss'io essere certo ch'io non sono pi el Grasso; oh! Giovanni Rucellai non mi lev mai occhio d'addosso, e non mi conosce, che  a ogni ora in bottega, e non  per smemorato: io non sono pi el Grasso di certo, e sono diventato Matteo; che maladetta sia la mia fortuna e la mia disgrazia, ch, se si scopre questo fatto, io sono vituperato, e sar tenuto pazzo, e correrannomi dietro e fanciulli, e corrcci mille pericoli. Oltre a questo, che ar a fare de' debiti d'un altro io, e delle zacchere, che sempre me ne sono guardato, e di mille altri errori da poterne essere pericolato? Poi questo non si pu conferire, di questo non si pu pigliare consiglio; e Dio il sa s'io n'arei di bisogno! sicch in ogni modo io sto male. Ma veggiamo se 'l Grasso venissi, e venendo, intender forse quello che questo vuole dire: sarebbe mai lui diventato me? Et aspettato un gran pezzo che costui venisse, con questa fantasa, non venendo, si tir addietro per dare luogo a un altro, guardando lo ammattonato, e quando el palco, con le dita delle mani commesse. Era in que' d nella detta prigione sostenuto per debito uno giudice, assai valente uomo, e non meno per fama d'altra litteratura che di leggi notissimo, il nome del quale  bene tacierci. Costui, posto che non conoscessi el Grasso, e nessuna notizia avesse di lui, veggendolo s malinconoso et con questi atti, e credendo che fussi per rispetto del debito cos nello animo gravato, come quello che aveva ordinato el caso suo, e non gli dava pi noja, e dovevane uscire di presente, s'ingegn di confortarlo per carit, come si fa qualche volta, dicendo: Do! Matteo, tu stai s malinconoso, che se tu fussi per perdere la persona, o in pericolo di qualche gran vergogna, basterebbe; e, secondo che tu di', questo  uno piccolo debito. E' non si vuole nelle fortune cos abbandonare: perch non mandi tu per qualche amico o parente? non hai tu persona? Eh cerca di pagare, o d'accordarti in qualche modo, che tu n'esca di prigione, e non ti dare tanta manincona. Veggendosi el Grasso confortare tanto amorevolmente, e con cos buone parole, non disse a lui, come avrebbe forse fatto un altro: Come non cercate voi anche el fatto vostro? ma diliber pi saviamente per, conoscendolo per un uomo dabbene, e fece pensiero di parlargli con ogni riverenza ancora che fussi quivi, et aprirgli el caso suo intervenutogli interamente; e tiratolo cos da uno canto della prigione, gli disse: Messere, posto che voi non conosciate me, io conosco bene voi, e so che voi siate valente uomo: il perch la umanit vostra usatami mi d cagione, ch'i' ho dilibero di dirvi quella cosa che mi tiene cos malinconoso, ch'io non voglio che voi crediate, n voi n persona, che per uno piccolo debito, ancora ch'io sia povero artefice, io stessi con tanta pena; ma altro ci  in vero che mi prieme, e forse cosa che non avvenne mai pi a persona del mondo. El dottore non si maravigli poco udendogli dire queste parole, e stavalo a udire con grande attenzione.
El Grasso incominci da capo, et insino alla fine gli disse quello che gli era intervenuto, con fatica celando le lacrime, pregandolo strettamente di due cose: l'una, che mai con persona di questo ne parlassi per l'onore suo; l'altra, che gli dessi qualche consiglio e rimedio, aggiugnendovi: Ch so che avete lungamente lette di molte cose, e storie d'antichi, e di moderni, e di uomini che hanno scritto molti avvenimenti: trovasti voi mai simile caso? El valente uomo, udito costui, subito considerato el fatto, immagin delle due cose dovere essere l'una, cio, o che costui fussi uscito del manico per qualche umore malinconico superchio, o per questo caso presente, come uomo di poco animo, o per qualche altro; o veramente che la fussi una beffe, com'ella era: e per intenderlo meglio, a questo rispuose averne di molti letto, cio, d'essere diventato di uno un altro, e che quello non era caso nuovo; sanzach ci era peggio, che ci era di quelli che erano diventati animali bruti, come fu Apulejo, che divent asino, et Ateon, che divent cervio: e di molti altri si legge ch'io non ho test nella mente come colui che fe pensiero di trarsi un poco di mattana). A cui el Grasso disse: Oh! questo non arei io mai creduto; e quella fede vi dava che si d a ogni cosa vera; poi soggiunse: Ora ditemi, se io, che era el Grasso, sono diventato Matteo, di lui che ne debbe essere? A cui el Dottore rispose:  necessario ch'e' sia diventato el Grasso; questo  caso scambievole, e cos suole intervenire, per quello che si legge e per quello ch'io abbi veduto insino a qui, che pure  stato qualche volta; et altrimenti non pu essere: ben lo vorre' io un poco vedere costui: questo  bene un caso da ridersene: A cui e' non toccassi, disse el Grasso. Egli  cos, seguit el giudice, gran disgrazie sono, e Dio ne guardi ogni uomo; tutti siamo sotto questo bastone. Io ebbi gi un mio lavoratore, a cui intervenne questo caso medesimo. El Grasso sospirava molto forte, e non sapeva pi che si dire, poich cos era. El giudice aggiunse: El simile si legge de' compagni di Ulisse, e d'altri trasmutati da Circe.  il vero per quello che io oda et anche abbi letto, s'io mi ricordo bene, che qualcuno n' gi ritornato, ma rade volte adiviene, se il caso invecchia punto (per metterlo in pi viluppi; d'onde el Grasso stupiva). E stando in questi termini egli era circa a nona che non aveva ancora mangiato, quando due fratelli di questo Matteo vennono alla Mercatanza, e domandarono el notajo della cassa, se quivi fussi preso uno loro fratello ch'aveva nome Matteo, e per quanto e' v'era, perch volevano trarlo di prigione: el notajo della cassa disse di s, e facendo vista di cercarlo in sul libro, dopo alcuno volgere di carte, disse: E' c' per tanto, a pitizione del tale. Troppi sono, disse uno di loro; poi dissono: Noi gli vorremmo un poco parlare, e poi daremo ordine a pagare per lui; et andati alla prigione dissono a uno che era alla graticola: Di' cost a Matteo che sono qui due sua fratelli, che si faccia un poco cost; e nel guardare in l, troppo bene e' vi conobbono questo dottore a caso, che parlava col Grasso. Fattogli la 'mbasciata, el Grasso dimand el dottore quello che avvenne poi al suo lavoratore; e dicendogli che non ritorn mai, el Grasso raddoppiato di pensieri venne alla grata, e salutgli, a cui el maggiore di que' fratelli cominci a dire: Pure sono delle tue usate, Matteo (sempre guardandolo in viso); tu sai quante volte noi t'abbino di questi tuoi cattivi modi amunito, e quante volte noi t'abbino cavato di questa prigione e dell'altre, e non giova el dirti nulla, ch sempre fai peggio: come noi siamo agiati al farlo Dio lo sa meglio che persona; ch hai consumato da uno pezzo in qua un tesoro: e in che videsene mai nulla di bene di cosa che tu spendessi? anzi te gli hai gettati via, e bubbolati. Sanza che a giuoco ognuno si fa beffe di te: che non ti sono mezzi rubati? e noi ne patino le pene, et anche  la vergogna tutta nostra, ch tu non la temi punto; anzi pare che tu faccia ogni cosa per vituperare el compagno, e parti avere giustificato la causa, quando tu hai detto, Tu m'hai colto in iscambio. Se' tu un bambino? tu se' pure oramai fuori di fanciullo. Ma sia certo di questo, che, se non fusse per lo onore nostro e per gli stimoli di nostra madre, di che e' ci duole pi che di te, ch' vecchia e cagionevole a quel modo, questa era quella volta, tante ce n'hai fatte, che noi v'aremo lasciato pensare a te; e protestianti questa volta per sempre, che, se tu c'incappi mai pi, vadine che vuole, tu ci starai un buon pezzo pi che tu non vorrai: e bstiti questo per questa volta. E stato un poco sopra s sanza dir nulla, seguit: E per non essere ognind veduto fare queste novelle, noi verrno per te stasera col in su l'avemara, quand'e' ci sar meno gente, ch ognuno non abbi a sapere le nostre miserie, e non abbino tanta vergogna pe' fatti tua. El Grasso si volt loro con buone parole, parendogli oramai senza nessuno dubbio essere Matteo (da che costoro sborsavano, et amenduni continovamente l'avevano guardato in viso, e non v'era bujo) dicendo loro, che per certo mai pi avrebbono briga de' fatti sua, e che non terrebbe pi e modi ch'egli aveva fatto in sino a quivi; e che se mai pi e' cadeva in simili errori e' si facessono beffe di lui, e della madre, e d'ogni mezzo ch'egli adoperassi, risolvendosi in tutto oramai essere Matteo, pregandogli per Dio, che, come fussi l'ora, che venisseno per lui; e loro dissono di farlo, e partironsi, e lui si torn a dietro e disse a quel dottore, tirandolo da s a lui: Ella ci  pi bella, perocch sono venuti qua a me due fratelli di Matteo, di questo Matteo in cui scambio io ci sono; come ho io a dire? (e guardava, in viso el giudice) e hannomi parlato a faccia a faccia amenduni, et a lume, come voi potesti vedere, n altrimenti che se io fussi Matteo, e dopo una lunga amunizione m'hanno detto, che all'avemara verranno per me, e trarrannomi di prigione; soggiugnendo: Da quinci indietro mai non l'arei creduto; ma io sono ora chiaro di quello che voi mi dite: poi disse: Sicch quel vostro lavoratore non ritorn mai quel primo. Non mai el poveretto, disse el giudice. El Grasso lasci andare un gran sospiro, poi soggiunse e disse: Ecco, che mi traggano di qui, dove andr io, e dove torner? a casa mia non sarebbe da tornare: ma quale  la casa mia? questo  el bello: intendetemi voi (e guardava el giudice); imperocch, se v' el Grasso, ch v' di certo, ch l'ho udito con questi orecchi, che dir io, che io non sono tenuto pazzo e uccellato? Oh ben sapete: io andr in casa come mia; el Grasso vi sar per avventura, e dir:  costui impazzato? e se non v', e torni poi, e truvimivi, come andr questo fatto? chi ha a rimanere quivi, chi se n'ha andare? e soggiugneva: Ben sapete: oh s'io non vi fussi stato, non m'arebbe mia madre fatto cercare, e trovatomi s'io fussi stato nelle stelle? ma veggendoselo innanzi non l' noto questo caso. El giudice con gran fatica teneva le risa, et aveva uno piacere inestimabile, e disse: Non v'andare, ma vattene con questi che dicono essere tua fratelli, e vedi dove ti menano, e quello che fanno di te: che puo' tu perdere di questo? innanzi la mano, e' pagano pure per te. Egli  el vero, disse el Grasso; e 'l giudice seguit: Et uscirai di prigione, et avendoti per fratello senza dubbio, chi sa, forse che ara' tu migliorato: e' sono forse pi ricchi di te.
E stando in questi ragionamenti, cominciandosi a fare sera, al giudice pareva mille anni di spiccarsi da lui per ridere, e non poteva pi in nessuno modo. Quelli che si facevano fratelli del Grasso s'erano stati quivi nella Mercatanza sempre ridendo, aspettando che fussi tempo, et avevano veduto spacciare la causa di quello giudice, e vdonelo uscire cos onestamente, che non parve se non come se venisse dal parlare al giudice, come fanno alle volte per qualche crientolo nelle cause, e vidonlo andare via. E loro dipoi fattisi innanzi, riposto che fu el notajo a sedere, e fatto vista d'avere accordato el creditore e la cassa; el notajo si lev di nuovo da sedete colle chiavi della prigione, e andatone l, disse: Quale  Matteo? El Grasso, fattosi innanzi, disse: Eccomi, messere: non facendo pi dubio nessuno d'essere diventato Matteo. El notajo el guat, e disse: Questi tuoi fratelli hanno pagato per te el tuo debito e tutto, sicch tu se' libero; e aperto l'uscio della prigione disse: Va' qu. El Grasso, uscito fuori, essendo gi molto bene bujo, gli parve un bello fatto d'essere fuori di prigione sanza aversi mai cavato danajo di mano. E perch quel d egli era stato sanza mangiare, fe pensiero d'andarsene a casa, come fussi fuori dell'uscio: poi, ricordandosi che v'aveva sentito el Grasso la sera dinanzi, si mut, e fe pensiero di seguire el consiglio del giudice, e avviossi con costoro, e quali stavano a casa da Santa Felicita, al cominciare della Costa; e mentrech n'andavano insieme, cos dolcemente, non con quella rigidezza che feciono alla prigione, e' l'andavano riprendendo per la via, e ragguagliavanlo del dispiacere che n'aveva preso la madre, e ricordavangli le promesse fatte loro altra volta di non tenere pi questi modi. E domandandolo da che egli era venuto che diceva essere el Grasso, s'egli era che gli paressi esser cos, o s'egli era acci che credessono averlo colto in iscambio, e lasciassonlo; el Grasso non sapeva che si rispondere, e stava sopra di s, e cominciavasi a pntere d'essere ito con loro: duro gli pareva confessare essere Matteo; e dall'altra parte dicendo: S'io dico di nuovo essere el Grasso, forse che non mi vorranno eglino, et arommi perduto la casa loro et la mia; e' prometteva loro non tenere pi simili modi; et a quella parte d'avere loro detto d'essere el Grasso non rispondeva, ma metteva tempo in mezzo. E in questi termini giunsono a casa, e giunti quivi se n'andarono con costui in una camera terrena, dicendogli: Statti qui tanto che sia ora di cena; come non volendolo appresentare alla madre per non le dare malincona. Et essendo quivi el fuoco e una tavoletta apparecchiata, l'uno di loro rimase al fuoco con lui, l'altro se n'and al prete di Santa Felicita, che era loro parrocchiano, et era una buona persona, e disse: Io vengo a voi con fidanza, come debbo andare prima l'uno vicino all'altro, et anche perch voi siate mio e nostro padre spirituale. Noi siamo tre fratelli (perch voi abbiate notizia meglio d'ogni cosa, e possiatevi meglio adoperare) qui assai vostri vicini, come voi avete forse notizia. S, disse il prete, che gli conosceva vel circa. E colui seguit: Et vvene uno fra noi che ha nome Matteo, el quale ieri fu preso per sua debiti alla Mercatanza; e perch questa non  la prima volta che noi ne lo abbiamo cavato, e' se n'ha data tanta malincona, che appare che sia uscito mezzo di s, e parci come una cosa invasata intorno a questo caso, bench in tutte l'altre cose invero egli  quel Matteo che si suole o quasi: et in quello che manca , che s'ha dato a intendere d'essere diventato un altro uomo che Matteo. Mai udisti la pi fantastica cosa! e' dice pure essere un certo Grasso legniajuolo, suo noto per, che sta a bottega dietro a Santo Giovanni, et a casa lungo Santa Maria del Fiore; e con lui s' tentato pi modi di trarglielo del capo, e mai c' suto rimedio. Il perch noi l'abbiamo tratto di prigione, e ridottolo a casa, e messolo in una camera, acci che fuori non sieno intese queste sue pazze; ch sapete che chi una volta comincia a dare di questi segni, tornando poi nel migliore sentimento del mondo, sempre  uccellato. Et anche, se nostra madre se ne avvedesse prima che ritornassi, e' potrebbe essere cagione di qualche inconveniente: che ne so io? le donne sono di poco animo, et ella  cagionevole e vecchia. E pertanto, conchiudendo, noi vi preghiamo in carit che voi vegnate insino a casa (noi v'abbiamo per valente uomo, e sappiamo che voi siate buona persona, e faresti coscienza di scoprire simile vergogna; e per questo non n'abbiamo voluto adoperare altri), et che voi v'ingegniate trargli questa fantasa del capo, e resteremvene sempre obrigati, et appresso di Dio sar di qualche merito: sanza che voi ne siete anche tenuto rispetto alla salute sua, ch  delle pecorelle vostre, et avetene a render conto: ch, se si gli fusse volto el cervello essendo in peccato mortale, morendo sanza ritornare, e' sarebbe forse dannato. El prete rispuose, ch'egli era el vero, et che egli era suo obrigo, e non solamente lo voleva fare, ma durarne ogni fatica. E questo  el vero, che, oltre all'obrigo, egli era anche di natura servente. E poi, stato un pezzo sospeso, disse: E' potrebbe essere di qualit che la fatica non si perderebbe; accozzatemi con lui; aggiungendovi: se non si porta pericolo. Non, Santa Maria, disse colui: oh! io v'intendo, voi volete dire, se fussi infuriato. O, ben sai, disse el prete, quegli a cotesto modo, non ch'el prete, e' non riguarderebbon el padre, perch pare loro un'altra cosa che quello che . Messere lo prete, io v'intendo, disse colui, ch'avete ragione di domandarne; ma costui, com'io vi dico,  una cosa invasata piuttosto che infuriata, e da questo in fuori non v'avvedresti voi n persona quasi di sua errori; et invero, se fussi infuriato, noi ne saremmo fuori d'ogni speranza, e non useremmo questa diligenza, perch radi o nessuno ne ritornano. Costui si pu piuttosto dire che abbi smarrito un poco la via, che perduta in tutto; e vorremmo che la madre non ne sapessi nulla: e perch noi speriamo bene, per facciamo cos. Se cos , io lo vo' vedere, rispuose el prete, e metterci ogni diligenza; ch invero in cotesto grado egli  debito d'ognuno; e conosco che v' il pericolo di vostra madre, come voi dite, e vuolsi che la non n'abbia cotesto dispiacere, se si pu. Il perch costui lo men alla casa, et alla camera dov'egli era. Quando 'l Grasso lo vide, che si sedeva con questi suoi pensieri, e' si lev ritto veduto l'abito del prete; et el prete disse: Buona sera, Matteo; e 'l Grasso rispuose: Buona sera e buono anno. Or cos mi di', disse el Prete, che gliel pareva gi avere guarito; poi lo prese per la mano, e disse: Matteo, i' sono venuto per istarmi un poco teco: e puosesi a sedere al fuoco, e tirosselo con la mano cos allato in su n'una seggioletta; e veduto che non faceva dimostrazione della pertinacia d'essere el Grasso, come gli era suto detto, cominci a pigliare qualche speranza di bene, faciendo cenni a chi ve lo aveva condotto ch'e segni non erano insino a quivi se non buoni, et accennollo che si rimanessi di fuori, e cos fece; poi mosse el Prete le parole in questa forma: E' ti debbe esser noto, Matteo, com'io sono el tuo prete della parrocchia, e 'l tuo padre spirituale; et el debito nostro  consolare tutti e nostri popolani di quello che noi possiamo e dell'anima e del corpo. Io sento cose, che assai mi dispiacciono, e questo , ch'e' pare che in questi d tu sia stato in prigione per tuo debito. Io vo' che tu intenda, che queste non sono cose nuove n a te n a degli altri, n debbono parere, perch questo mondo d tuttod e di queste, e delle minori, e delle maggiori, e vuolsi essere sempre preparato a avere pazienza; questo dico io, perch i' odo che tu te n'hai data tanta malincona che tu ne se' stato in su lo 'mpazzare: e valenti uomini non fanno a questo modo, ma con lo scudo della pazienza e della provedenza, per quant'e' possono, dove bisogna, riparano a ogni cosa, e questo  el senno. Che sciocchezza  questa, infra l'altre ch'io odo, che tu hai fatto, e fai, che tu dica non essere pi Matteo, e per ogni modo voglia essere un altro che si chiama el Grasso che  legnajuolo, et fa'ti uccellare per questa tua pertinacia con tuo poco onore? Invero, Matteo, tu se' molto da riprendere, che per una piccola aversit tu t'abbi posto tanto dolore al cuore ch'e' pare che tu sia uscito di te. Per sei fiorini! oh!  questa per s gran cosa! et anche test che sono pagati. Matteo mio, disse el Prete strignendoli la mano, io non vo' che tu faccia pi cos; e per mio amore voglio (et anche per lo onore tuo e di queste tue genti, che mi pajono persone tanto dabbene) tu mi prometta, che da quinci innanzi tu ti leverai da questa fantasa, et attenderai a fare e fatti tuoi, come fanno le persone dabbene e gli altri uomini che hanno qualche sentimento; e raccomndatene a Dio; ch chi pone la speranza in lui non la pone invano. Seguiranne che tu farai bene et onore a te, et a questi tuoi fratelli, et a chiunque bene vi vuole, et anche a me. Come!  per s gran maestro questo Grasso, o s gran ricco, che tu voglia piuttosto essere lui che te? che vantaggio ci vedi tu a fare cos? Poi anche presuppogniamo che costui fussi un degno uomo, e che fussi pi ricco di te (che, secondo che mi dicono questi tua,  piuttosto qualche grado meno), per dire d'esser lui tu non arai per le sue dignit n le sue ricchezze, quando n'avessi: fa' di questo caso a mio modo, ch ti consiglio di quello che fa per te. Oimm! fra le altre cose, se ti si alleficassi addosso una 'nfamia di questa ragione, tu porteresti pericolo ch'e fanciulli non ti si avviassono dietro, di che tu saresti in briga et in abominio tutto el tempo della vita tua; e questo sarebbe quello che tu n'aresti guadagnato: et io ti prometto rapportare bene di te a questi tuoi fratelli, e di fargli stare contenti, et d'amarti et ajutarti sempre come buono fratello. Ors, Matteo, disponti d'essere uomo e non bestia, e lascia andare queste fraschere: che Grasso e non Grasso? fa' a mio modo, che ti consiglio del bene tuo. E guardavalo in viso dolcemente. El Grasso, udito costui con quanto amore e' gli diceva questo fatto, e le accomodate parole ch'egli usava, non dubitando punto d'essere Matteo, in quello stante gli rispuose che era disposto a fare quel che potessi di quello che gli aveva detto: e perch conosceva che di tutto egli diceva el bene suo, e' promissegli da quel punto innanzi fare ogni forza, che mai pi si darebbe a credere d'essere el Grasso, come insino a quel punto aveva fatto, se gi e' non ritornassi el Grasso; ma che da lui voleva una grazia, se possibile fussi, e questo era che gli voleva un poco parlare per buona cagione; e che parlando con lui egli stimava facilemente levarsi da questo; non s'accozzando con lui, e non parlando, ch'ei dubitava non promettere cosa che non gliele atterrebbe poi. A che el Prete ghign e disse: Matteo mio, tutto cotesto  contrario a' fatti tua, et ancora veggo che tu hai questo fatto nel capo: che vuol dire, se gi io non ritornassi el Grasso? io non la intendo: che ti bisogna parlare col Grasso? che ha' tu a fare con lui? ch quanto pi ne parli, e con quante pi persone, pi discoprirai questo fatto; e tanto  peggio, e tanto  pi contro a te. E tanto intorno a ci gli disse, che lo fece contento che non gli dovesse parlare, ma pure malvolentieri gliel consent. E partendosi el prete disse a' fratelli quello che gli aveva detto, e quello che gli aveva risposto e promesso di fare per ultimo, bench con grande difficult gliele aveva consentito: e per certo suo parlare, che non intendeva cos bene, e' non sapeva bene affatto invero se gliele atterrebbe, ma che aveva fatto quello ch'egli aveva potuto. Uno di que' fratelli gli puose un grosso d'ariento in mano per fare pi credibile la cosa, e ringrazioronlo della opera sua, e pregoronlo che pregasse Dio che lo rendessi loro sano. El prete aperse la mano e strinse, e, preso comiato da loro, se ne torn alla chiesa.
Nella stanza che el prete aveva fatta con lui, v'era venuto segretamente Filippo di ser Brunellesco, e con le maggiori risa del mondo, discosto dalla camera, si fece ragguagliare di tutto da uno di que' fratelli, e dello uscire della prigione, e di quello ch'egli avevano ragionato per la via, e dipoi; e nel ragionargli ci, gli disse di quel giudice ch'egli avevano veduto in prigione parlare col Grasso, e come ne lo avevano veduto uscire libero; e Filippo aveva tutto bene notato e riposto alla memoria, aggiunto a quello che gli disse el riscotitore che 'l fe pigliare. Et avendo recato in una guastaduzza uno beveraggio, disse a colui: Fate che, mentre che voi cienate, che voi gli diate bere questo, o in vino o in che modo vi pare che non se ne avvegga. Questo  uno oppio, che lo far s forte dormire che, mazzicandolo tutto, e' non si sentirebbe che parecchi ore di tempo; e fatta questa conclusione con costoro, and via.
E fratelli, tornati in camera, si puosono a cena col Grasso, che erano gi valiche le tre ore e mezzo, e cos cenando gli dierono el beveraggio, che non era n ostico n amaro, per modo che non se ne avvide. E cenato che egli ebbono, stati un poco al fuoco, ragionando tuttava di questi suoi cattivi modi, e pregandolo che per sua f fussi contento di rimanersi di questi modi, e massime per loro amore e per amore della madre, di questa pazza di credersi esser diventato un altro; e ch'egli era troppo grande errore, e che non si maravigliassi se ne lo pregavano, che non noceva quasi meno a loro che a lui: ch 'l d era intervenuto questo caso, che passando per Mercato Nuovo per provvedere a que' danari, uno di loro si sent dire drieto: Vedi colui ch' isvemorato, che ha dimenticato essere chi egli , e pargli essere diventato un altro; bench un altro dicessi: E' non  desso, egli  il fratello. E mentre ch'egli erano in su questi ragionamenti la medecina dello oppio cominci a lavorare per modo che 'l Grasso non poteva tenere gli occhi aperti; a cui costoro dissono: E' pare, Matteo, che tu caschi di sonno. Tu dovesti poco dormire stanotte passata. E appuosonsi. A cui el Grasso rispuose: io vi prometto che, poich io nacqui, mai ebbi s gran sonno. Costoro gli dissono: Vatti a letto a tua posta; et a fatica fu fornito di spogliarsi e itosene nel letto, che s'addorment in forma che, come aveva detto Filippo, avendolo mazzicato e' non si sarebbe sentito, e russava come un porco.
In su l'ora a ci diputata torn Filippo di ser Brunellesco con sei compagni, perch egli era grande e grosso, tutti a sei di quelli della cena de' Pecori, e persone atanti, et nuovi pesci e sollazzevoli, che desideravano d'essere partefici di questo sollazzo, avendone cominciato a 'ntendere parte, perch'egli gli aveva tutti ragguagliati d'ogni cosa col maggiore solazzo del mondo, et entrorono nella camera dov'egli era, e sentendolo forte dormire, lo presono et misonlo in una zana con tutti e sua panni, e portoronlo a casa sua, ove per ventura la madre non era ancora tornata di villa, e loro sapevano tutto, che vegghiavano ogni cosa. Misonlo nel letto, e puosono e panni sua dov'egli era usato di porgli; ma lui, che soleva dormire da capo, lo puosono dappi; e fatto questo tolsono la chiave della bottega, che era appiccata alla sua coreggia, et andaronsene a detta bottega, et, entrati drento, tutti e sua ferramenti da lavorare tramutarono da uno luogo ad un altro; e cos feciono de' ferri delle pialle, mettendo dove stava el taglio di sopra, e cos e manichi de' martelli, et alle seghe mettendo e denti di drento, e cos in effetto feciono a tutte le sue masserizie di bottega che poterono, e tutta la bottega travolsono, che pareva che vi fussino stati dimonj; e trambustato ogni cosa, riserrarono la bottega e riportarono la chiave a casa el Grasso et appiccoronla dov'egli era usato di appiccarla; e usciti fuori, e riserrato l'uscio, se n'andarono a dormire a casa loro.
El Grasso, alloppiato del beveraggio, dorm tutta quella notte senza mai risentirsi. Ma la mattina in su l'avemara di Santa Maria del Fiore, avendo fatto el beveraggio tutta l'opera sua, dstosi essendo gi buona mattina, riconosciuto la campana et aperto gli occhi, e veduto alcuno spiraglio per la camera, riconobbe s essere in casa sua, e vennegli una grande allegrezza al cuore subito, parendogli essere ritornato el Grasso et in signora d'ogni sua cosa, parendogliele prima avere peggio che in compromesso, e quasi lagrimava per letizia non cappiendo in s; ma pure gli dava noja, e maravigliavasi essere dappi del letto, ch soleva dormire da capo; e ricordandosi delle cose successe, e dove s'era coricato la sera, e dove si trovava allora, entr subito in una fantasa d'ambiguit, se egli aveva sognato quello, o se sognava al presente; e parevagli di certo vero quando l'una cosa, e quando l'altra; e guardava la camera dicendo: Questa  pure la camera mia quando ero Matteo, ma quando entrai io qui? e quando si toccava con l'una mano el braccio dell'altra e quando el contrario, e quando el petto, affermando di certo essere el Grasso: poi si rivolgeva: Se cos , come n'andai io preso per Matteo? ch mi ricordo pure ch'io stetti in prigione, e che mai nessuno mi conobbe se non per Matteo, e che io ne fu' cavato da que' due fratelli; ch'io andai a Santa Felicita, e 'l prete mi parl cotanto, e cenai, et andai a letto quivi, che mi venne s gran sonno. Ed era in grandissima confusione di nuovo s'egli era stato sogno, o se sognava allotta; e cominci di nuovo avere dispiacere d'animo, ma non di condizione che non vi lampeggiassi drento sempre qualche cosa di letizia, ricordandosi di quello che gli aveva detto quel giudice in prigione, stimandosi di dovere piuttosto essere ritornato el Grasso che altro; e bene che si ricordassi di tutto el successo da la presura insino a dove s'era coricato la sera dinanzi, non gli dava noja essendo ritornato el Grasso, ma parevagli che la fussi andata pe' pi sua. Poi si gli mutava l'animo nelle cose d'adietro, e ridiceva fra s medesimo: Chi sa s'io m'ho sognato quello, o s'io mi sogno test? e dopo alcuno sospiro corale disse: Dio m'ajuti. E uscito del letto come per lo addietro e vestitosi, tolse la chiave della bottega et andossene l, et apertola, vide in comune et in particulare tutte le masserizie travolte. Et essendo ancora nello inistrigabile pensiero di camera, veduto questo, in un punto da nuovi pensieri fu assalito, cancellando tutti que' vecchi co' peli del calamajo, e mentre che si veniva ricordando di questi sua casi, none affermando bene nell'animo se lo faceva o se sognava, ritornando alla letizia d'essere ritornato el Grasso et in possessione delle sue cose, eccoti giugnere e due fratelli di Matteo, e trovatolo cos impacciato, facendo vista di non conoscerlo, disse uno di loro: Buon d, maestro. El Grasso, rivoltosi e riconosciutogli, sanza rispondere al saluto, e sanza agio di pensare alla risposta o consigliarsi con seco, disse: Che andate voi cercando? Rispuose uno di loro: Egli  vero che noi abbino uno nostro fratello, che aveva nome Matteo, el quale da alcuno d in qua, per una presura fattagli per sua debiti, per manincona gli s' un poco volto el cervello. Egli  di nostra vergogna per, ma egli  pure cos; et intra le altre cose che dice,  non essere pi Matteo, come egli ha nome, ma il maestro di questa bottega, che pare che si chiami el Grasso; e noi abbiendonelo molto amunito, e fattoglielo dire, n con mezzo n con altro non lo possiano rimuovere da questa sempricit, o istoltizia che noi ce la vogliamo chiamare. E pure iersera vi conducemmo el prete nostro da Santa Filicita ch stino in quel popolo, ed  una buona persona), e avevagli promesso di levarsi questa fantasa della testa, e cen della migliore voglia del mondo, et andossi a dormire in nostra presenza: dipoi stamani, che persona nol sent, lasci l'uscio aperto, e, forse fu ancora molto tempo innanzi d, s'usc di casa: dove si sia ito noi nol sappiamo; e pertanto noi eravamo venuti qui per vedere se ci era capitato, o se tu ce ne sapessi dire nulla. Come 'l Grasso intese costoro, che 'l d innanzi l'avevano tratto di prigione a loro spese, e cos ricevutolo in casa a mangiare et albergare, non lo conoscere per loro fratello, gli parve in tutto essere certificato d'essere ritornato el Grasso, vedutosi anche venire di casa sua, e fe pensiero di sbeffeggiarli, non gli toccando el culo la camicia di letizia, e disse loro: I' guarderei s'e' fussi alla Misericordia, s'egli  fanciullo. Ma e' none stette fermo in questo pensiero, ch'avendo tra le mani uno pialletto, di che e' veniva racconciando el ferro, pigliandolo cos a piena mano (ch aveva un gran manone), gli guard in viso: il perch coloro, non lo trovando della vena ch'egli aspettavano, ebbono paura che non traessi loro, e feciono pensiero di levarsigli dinanzi, e ritrarsi.
E il vero  che 'l Grasso non era di quello animo; nientedimeno, partiti costoro, non potendo el Grasso pensare come questa cosa si fussi andata, fe pensiero di lasciare per un poco la bottega, et andarsene insino in Santa Maria del Fiore, per avere agio a pensare a' fatti sua, e per certificarsi meglio, s'egli era 'l Grasso o Matteo, ne' riscontri degli uomini; ancora che per rispetto d'essere albergato in casa sua, e perch que' due fratelli non lo conoscevano pi per Matteo, gliene paressi quasi essere certo. E girandoglisi quella ambiguit di nuovo nella testa, s'egli era stato sogno o daddovero, e quello ch'egli era allotta, andava ora verso el mantello, che voleva trre, ora lo dimenticava e volgevasi a un altro luogo, et ora ritornava a quello pieno d'albaga: pure fe tanto, che vi si abbatt; e tirato lo sportello a s, et andando verso la chiesa, come del mantello, quando andava verso quella quattro passi, e quando ne tornava addietro tre. Alla fine vi si condusse dicendo fra s medesimo: Questo  stato uno strano caso: dica el giudice che vuole, io non so come questo caso si sia andato; poi diceva: Errando ognuno, none uno solo, nel conoscermi, per certo che ne debbe essere qualche cosa. E cercando di spiccarsi da questi pensieri e cercare solamente s'egli era bene ritornato el Grasso, non se ne poteva spiccare; e rispetto al caso suo dubitava tuttava di non si trasmutare in Matteo medesimo, o in qualche altro. E con tutti questi pensieri che se gli attraversavano alla mente, in un tratto disiderava d'intendere, per esser chiaro s'egli era come gli aveva detto el giudice, quello che era stato in questo tempo di Matteo: e non gli parendo quivi essere veduto da chi lo appuntassi, andava in gi et in su, secondo che rifer poi chi lo scontr, che pareva uno lione ferito.
Egli era d di lavorare, et eravi poca gente e non si guardava da persona, e parevagli luogo da sfogarsi con s medesimo: et essendo in questi termini per chiesa, riscontr Filippo e Donatello, che s'andavano ragionando insieme, come era di loro usanza; essendovi quella volta andati a sommo studio, ch erano stati alla veletta, e vidnvelo entrare. Filippo sapeva che el Grasso non n'aveva notizia alcuna, n s'ella s'era giarda, n s'ella non s'era; n stato era caso che potessi avere sospetto di loro: e quello che gli avevano fatto, lo pareva loro avere fatto molto nettamente e coperto. Filippo, mostrandosi assai lieto, facendosi da la lunga per dissimulare bene, disse: Le cose andarono pure assai bene di mia madre, e' fu uno accidente, che quando fui a casa era gi quasi passato via, e per non mandai per te: ella l'ha avuto altre volte; e vecchi fanno cos. Io non t'ho veduto poi: che fu di te iersera? ha' tu inteso questo caso di Matteo Mannini? Et egli impazzato, non si volgendo meno verso Donatello che verso lui: Che cosa ? disse Donato. Rispuose Filippo: Non sa' tu? e volgendosi al Grasso gli disse: E' pare che la sera che noi eravamo insieme, col tra le due e le tre ore, e' fussi preso qui circa la piazza; et era con li messi colui che 'l faceva pigliare (non so io chi e' si fussi, ma questo non fa nulla al fatto) e diceva a' messi et a famigli pure: Chi volete voi? voi m'avete colto in iscambio, io non ho debito con persona, io sono el Grasso legnajolo, volete voi me? Al Grasso pareva quello che Filippo diceva fussi naturale, e fuori d'ogni suspezione d'essere consapevole di lui d'alcuna cosa; e seguit Filippo cos: Quello che il faceva pigliare se gli accost, perch il messo gli disse: Guarda quello che tu ci fai fare, noi ne stiamo a te di questo fatto; se non  desso, tu ti perderai le spese; ch noi vorrno essere pagati; sanza che sanza colpa noi anche ne potremo avere briga. Quello che 'l faceva pigliare, che era uno riscotitore d'un fondaco, si gli accost, e guardollo fiso, e disse: E' contraff el viso el ribaldo: poi ripostolo mente disse: Egli  pur Matteo, menatelo via, e' la corr pure questa volta; e che mentre che lo menavano, e disse sempre per la via che era el Grasso legnajuolo, affermando: per tale segnale, ch'io serrai pure test la bottega; e mostrava una chiave (che eran tutte cose ch'egli aveva fatto, che erano intervenute appunto com'era stato a Filippo riferito da quel giovane), seguendo: Et odo che la fu una festa medesimamente nella Mercatanza. Pu egli essere che tu non abbi udito nulla! ch se n' fatto le maggiori risa del mondo. Donatello fece anche lui le vista di non ne sapere nulla; poi disse: Io mi ricordo pure test che se ne ragion ieri in bottega; ma io ero in fantasa et infaciendato, e non vi badai. Ma io senti', ora che mi ricordo, questi nomi Matteo e Grasso, et andare preso, e non fui accorto di domandarne poi, non avendo allora nel capo el Grasso. Deh dimmi un poco, Filippo, che caso  questo, poich tu lo sai: oh questo  bene da ridere s, ch'e' n'andava preso, e non voleva essere Matteo; com' ito questo fatto? Disse Filippo: E' non pu essere che 'l Grasso nol sappia. Che fu ieri di te? pu egli essere, che non ti fussi venuto a dire a bottega, ch odo che se ne tenne cento cerchi per Firenze (per dargli bene in sul viso): io fui tre o quattro volte ieri per venire a bottega tua per intendere questo fatto, e non so perch e' si rest ch'io non vi venni. El Grasso guardava ora Filippo et ora Donatello, e voleva rispondere ora all'uno et ora all'altro, e mozzava le parole, et uno tratto ora qui et ora qua che pareva una tale cosa invasata, come quello che none intendeva bene, se si dicevano daddovero, o se se l'uccellavano. E dopo un gran sospiro disse: Filippo, elle son pure nuove cose queste! Filippo and di tratto a quello che voleva dire, e tennesi con fatica di ghignare; poi disse: Tu dicevi che non avevi udito nulla; com' ito questo fatto? e volevano che con loro insieme e' si ponessi a sedere per udirlo pi ad agio. El Grasso si pentiva d'avere risposte quelle parole, e non sapeva che si fare, ed era tutto impacciato, perch quando gli pareva che costoro ne ragionassono puramente, e quando el contrario.
In questo eccoti venire Matteo, che sopraggiunse loro addosso che non se ne avvidono, come quello che era anche lui stato alla veletta (tutti ordini di Filippo); et ajut la fortuna, ch non poteva giungnere pi appunto, e salutgli. El Grasso si volse verso lui, e smarrissi affatto, e fu per dire: E' furono test a bottega e tua fratelli, che ti vanno cercando; e poi si tenne. Disse allora Filippo: Donde vieni tu, Matteo? noi intendereno pure questo fatto; test eravamo noi con teco, or ci  ognuno. Disse Donato a Matteo: Andastine tu preso a queste sere? di' il vero; ch mi dice Filippo.... Andonne mai pi preso persona? disse Matteo; poi disse a Filippo, che lo guardava in viso: Vengo da casa. Oh, disse Filippo, e' si diceva che tu eri suto preso. Ben io fui preso; e fu pagato, e sono uscito: io sono pure qui, che diavolo  questo! hassi egli a ragionare ma' pi altro che de' fatti mia? tutta mattina me n'ha infradiciato mia madre, non fui io s tosto in casa: e que' mia fratelli stanno intozzati, e guardanmi come se io mettessi corna poi ch'io tornai di villa, e diconmi test che mi riscontrano qua: A che otta andasti tu stamani fuora, e lasciasti l'uscio aperto? e' mi pajono impazzati insieme con mia madre: io non gl'intendo: e dicono non so che preso, e che hanno pagato per me: pazze in effetto. Disse Filippo: Dove se' tu stato? egli  parecchi d che io non ti vidi. Disse Matteo: Io ti dir la propria verit a te, Filippo: egli  el vero che io avevo debito con uno fondaco sei fiorini di suggello, che l'ho tenuto in parole un pezzo, perch io sono stato tenuto anche io, che n'ho avere otto da uno da Empoli, e dovevogli avere parecchi coppie di d fa, secondo che ultimamente e' m'aveva promesso, che gli avevo disegnati per questo, e che m'avanzassi. Io promissi al creditore mio sabato di dargliele marted, che non mancherebbe per nulla, come m'aveva promesso colui; et avendo lui la sentenza, (ch invero  un pezzo ch'io gliel ho avuti a dare, che sono stato in disagio di danari), acciocch non non mi facessi villana, io presi partito d'andarmene qui al luogo nostro a Certosa, e sonvi stato due d, e per non m'hai veduto, ch non  un'ora che i' tornai: et mmi avvenuto el pi bel caso che voi udissi mai.
Io me n'andai in villa marted dopo a desinare; e perch io non avevo faccenda, ed  mille anni che non vi si and, e non v' nulla, se none uno letto (ch noi faccino venire el vino di vendemmia, e cos ogni altra cosa ne' tempi loro), io m'andai dondolando per la via per consumare tempo, e bevvi due tratti al Galluzzo, per non avere a dare di cena noja al lavoratore, e giunsi a casa di notte, e chiesigli un poco di lume, et anda'mi a letto. Egli  cosa da ridere quello ch'io vi dir test; e' mi ci pare ognuno impazzato, io il dir di nuovo; et io sono forse pi che gli altri: io m'allacciavo stamani in villa, et avevo aperto una finestra: io vi dir el vero: io non so s'io mi sogno test, o s'io m'ho sognato quello ch'i' vi dir: e' mi pare essere un altro stamane a me: Filippo, ell' cosa da ridere: or lasciamo andare. Dice el lavoratore mio, che m'aveva dato el lume: Che fu ieri di voi? Dich'io: Non mi vedesti tu iersera? Dice colui: Non io, quando? Dich'io: Smemorato! non m'accendesti tu la lucerna, ch sai che la non ardeva? Dice colui: S la sera dinanzi; ma iersera non vi vidi io, n ieri in tutto d; credevomi che voi ne fussi ito a Firenze, e maravigliavomi che voi non m'avessi detto nulla, stimandomi che voi ci fussi venuto per qualche cagione. Dunche dormi' io tutto d d'ieri: e domando al lavoratore: Ch' egli oggi? ed egli mi dice, ch'egli  gioved. In effetto, Filippo, io truovo che io ho dormito uno d intero e due notti intere senza mai risentirmi: io ho fatto uno sonno solo.
Filippo e Donatello facevano vista di maravigliarsi assai, e stavano con attenzione a udire. Disse Filippo: La polvere debbe essere ita gi. Disse Matteo: Io vi so dire ch'io la veggo. E' non sarebbe da stare a scotto teco, disse Donato. Ma questo avere dormito tutto questo tempo, che era stato el caso del Grasso, faceva maravigliarlo, e diceva fra s medesimo: Io non ho rimedio nessuno, i' ho a 'mpazzare di certo; questo non arei io mai creduto da tre d indietro, eppure sono.... E seguit el suo dire Matteo: Ma io ho sognato le pi pazze cose che si sentissono mai. Disse Filippo: El capo vuoto v', e' si vorrebbe mangiare. E riscontro test, seguit Matteo, uno garzone del fondaco di que' sei fiorini, che mi fa scusa, e dicemi che non mi fece pigliare lui, che  quello che me gli suole chiedere, un buon garzone, e dice: E' mi duole di tante spese, quante voi n'avete avuto su: e per quello che io veggo, e' sono pagati. E con queste parole ho io intese le parole di mia madre invero, e di que' mia fratelli, che mi parevano impazzati: com'io vi dicevo test, e' gli hanno pagati, ma in che modo, questo non so io ancora: io volli intendere da questo garzone; et in effetto questo tempo che io m'ho creduto dormire, come le cose si vadiano, io sono stato la maggior parte in prigione: Filippo, aconciala tu, ch'io per me non so come questo fatto si sia andato: e' mi pareva mille anni di vederti, per dirtelo e riderne teco. Poi si volta al Grasso, e dice: Io sono stato la maggior parte di questo tempo tra in casa tua et in bottega tua; io t'ho da fare ridere. Io mi truovo aver pagato un debito di parecchi fiorini, e parevami, in questo tempo ch'io ho dormito, essere un altro: oh  cos certo come io mi veggo qui tra voi; ma chi sa s'io mi sogno test o allotta? Dice Donato: Io non t'ho inteso bene, di' un'altra volta; io pensavo a altro. Oh voi mi fate impazzare me. Oh tu dicevi test che eri stato in villa. A che Matteo: I' m'intendo bene io. Dice Filippo: E' de' voler dire sognando. Allora Matteo disse: Filippo m'ha inteso. El Grasso non fece mai zitto; e stava come uno invasato, e molto attento a udire, per vedere s'egli era stato lui infra quel tempo. Filippo stava come uno porcellino grattato, e perch qualcuno faceva segno di fare cerchio, perch quando l'uno e quando l'altro di costoro non si poteva tenere di ridere qualche poco, dal Grasso in fuori che era trasognato, Filippo, preso per la mano el Grasso, disse a tutti quanti: Andiamcene un poco in coro, e non si far cerchio; ch questa  una delle pi belle storie che udissi mai a' mia d, questo voglio intendere io.
Deh dimmi un poco, Matteo, questa storia, e udira'ne un'altra da me in uno altro luogo, che s' detta qui per tutta la terra, che mi accenni che ella non  tutt'una: e puosonsi tutti a sedere in uno di que' canti del coro, che si potevano largamente vedere l'uno con l'altro: il quale coro in que' tempi era tra' due pilastroni, che sono innanzi che s'entri nella Tribuna; e stati un poco, perch Filippo mostrava d'aspettare quello che diceva Matteo, e Matteo d'aspettare Filippo, Filippo cominci a parlare prima, e rivolgendosi pi verso Matteo, che teneva el sacco bene, che verso el Grasso, perch 'l Grasso non se ne guastassi, disse queste parole ridendo: Odi quello che s' detto per Firenze: io l'ho test detto a costoro, come si dice, e udirno poi te, poich tu vuoi ch'io dica prima io. E' si dice, che luned sera tu fusti preso. Preso io? disse Matteo. S, disse Filippo, per questo tuo debito che tu di'; e volgendosi verso Donato dice: Vedi che v'era pure qualche cosa. Disse Donato a Matteo: E dov essere quand'io ti trovai che tu picchiavi l'uscio al Grasso l'altra sera. Dice Matteo: Quando? io non so s'io mi picchiai mai suo uscio. Come non picchiasti suo uscio, disse Donato; non ti favellai io all'uscio suo? Matteo fece viso da maravigliarsi, e seguitando le parole Filippo con Matteo: E che tu dicevi per la via, e prima a' Messi, et a colui che ti faceva pigliare; Voi m'avete colto in iscambio, voi non volete me, io non ho debito con persona, e difendeviti quanto tu potevi con dire, che tu eri pure el Grasso qui. E tu di' che eri in villa, e secondo che tu mostri, et a quell'otta, nel letto e dormivi; questo fatto com' andato? Dicasi che vuole, disse Matteo, ma tu motteggi: io sono stato in villa, com'io v'ho detto, e per non n'essere preso, ch invero n'avevo paura. E quello che dice Donato test, io lo giurerei in su la pietra sagrata, che n allora n mai io non picchiai uscio del Grasso. Intendete com' ita la cosa, che  differente cento miglia da cotesta. Io commissi a uno notajo mio amico, che sta in Palagio, che mi facessi avere uno bullettino per debito, e che me lo mandassi insino in villa, e credettimelo avere insino ieri. El notajo mi scrisse una polizza stamani a buon'ora, e mandommi un tavolaccino a posta fatta, dicendomi, ch'e Collegj non s'erano ragunati, e ch'egli erano in villa, una parte, e che, non n'essendo altra nicist, e Signori non gli avevano voluto fare tornare pe' bullettini: aggiugnendovi ch'io potrei soprastare in villa qualche d, s'io aspettavo questo; e per sono tornato, e sto in sul noce, e sono stato; ma poich son pagati, ella va bene. Filippo e Donato, questo  il propio vero. Ma quello ch'i' ho sognato infra tempo  cosa da ridere veramente, Filippo, senza motteggiare: n mai mi parve sognare cosa, che nel sogno mi paresse pi vera. E' mi pareva essere in casa costui, e tocc el Grasso, e che la madre fussi mia madre; e cos mi favellavo dimesticamente con lei, come se ella fussi propio, e quivi mangiavo e ragionavo di mia fatti, et ella mi rispondeva; ch ho nel capo mille cose che la mi disse; et andavomi a letto in quella casa, e levavomi, et andavone a bottega a legniajuolo, e parevami volere lavorare, com'io ho veduto mille volte el Grasso quand'io mi sto a bottega con lui alcuna volta; ma e' non mi pareva che vi fussi ferro che stessi nell'ordine suo, e tutti gli racconciavo. El Grasso lo guardava come impazzato, che pure allora aveva avuto e ferri fra le mani. E seguit Matteo. E poi provandogli per lavorare, e' non mi servivano, e tutti mi facevano a uno modo, e parevamegli porre altrove che dov'egli usavano di stare, con animo di racconciargli quando avessi tempo, e toglievo degli altri, e tutti mi riuscivano a uno modo; e parevami rispondere a chi mi veniva a dimandar delle cose, come se io fussi stato propio lui, ch cos mi pareva essere in effetto; et andavone a desinare, e ritornavo a bottega, e la sera serravo et andavone a casa et a letto, com'io ho detto, e la casa mi pareva propio com'ella , e com'io l'ho veduta, ch invero vi sono stato col Grasso, come sa. 
El Grasso era stato ammutolato un'ora, e non gli pareva potere fare proposito, che al dirlo facessi per lui innanzi a Filippo, che sapeva che vedeva el pelo nell'uovo; ma questo sogno gli aveva racconcio la cappellina in capo, che la non gli poteva stare meglio, d'esser in uno viluppo inistrigabile: el dire di quel sogno d'uno d e due notti gli pareva che avessi condito tutto el tempo de' travagli sua. E Filippo e Donato si facevano le maggiori maraviglie del mondo di questo sogno. Poi dice Filippo: A questo modo non pare che tu n'andassi preso tu, o Matteo; e tu di' pure che colui  stato pagato, e che tu se' stato in villa: questa  una matassa, che non la rinverrebbe Aristotile. Disse el Grasso, aguzzando la bocca, e menando el capo, e pensando forse quello che Matteo diceva, che gli pareva esser diventato lui, e quello che quel giudice gli aveva detto nella Mercatanza: Filippo, queste sono nuove cose, e, per quello ch'i'senta, elle sono venute altre volte: Matteo ha detto, e voi avete detto, et anche io arei da dire, e forse tanto et in modo, che voi mi terresti pazzo; io mi voglio stare cheto: Filippo deh, non ne ragioniamo pi. Et allora veramente gli parve che quello che aveva detto quel giudice, fosse una spressa verit, avendo tanti riscontri; e certissimamente per quel tempo gli pareva essere stato Matteo, e che Matteo fussi stato lui; ma rispetto a quel dormire, che Matteo avesse avuto meno travagli, e non di tanta importanza, n molto molesti, rispetto alla qualit di colui ch'egli era diventato.
Ma ora gli pareva pure esser ritornato el Grasso, veggendo et udendo la storia di Matteo, che anche non era pi el Grasso: e non n'essendo ancora tornata la madre di Polverosa, gli pareva mille anni di vederla, per domandarle se infra questi tempi ella fussi stata in Firenze, e chi era, quella sera che picchi, stato in casa con lei, e chi aveva aperto la bottega infra 'l tempo; e prese comiato da loro, che non lo poterono a niuno modo ritenere; bench non gli facessono altro che leggire e cortese forza, perch non se ne guastassi ancora, e perch disideravano di potersi sfogare di ridere, ch non potevano pi. Pure Filippo disse queste parole: E' si vuole che noi ceniamo una sera insieme: d'onde el Grasso, sanza rispondere a quello, si part.
Se Filippo e Donato e Matteo risono poi fra loro non  da domandare; ch, per chi gli vide et ud, e' parevano impazzati pi ch'el Grasso, e massime Donato e Matteo, che non si potevano a gnuno modo ritenere. Filippo ghignava e guardava l'uno e l'altro. El Grasso fece pensiero di serrare la bottega, et andarsene insino in Polverosa, secondo che si vide per esperienza, dove trovandosi con la madre, e' non trov che la fussi stata in Firenze, e dissegli perch caso ell'era soprastata. Il perch, pensando e ripensando sopra questo fatto, e ritornando in s et in Firenze, e' conchiuse che la fussi una beffe, none intendendo per el come; ma parevagli cos, non essendo infra questo tempo stata la madre in Firenze, e la casa tanto sanza persona: e non se ne poteva scoprire, e non gli dava el cuore di difendersi d'essere vignato, essendogliene ragionato per persona; e massime gli dava noia el travagliarsene Filippo, che non gli pareva da potersene riparare.
El perch e' fece pensiero d'andarsene in Unghera, ricordandosi pure allora che n'era stato richiesto, e fe pensiero di trovare chi ne lo aveva tentato, che era uno stato gi suo compagno, et anche insieme stati con maestro Pellegrino delle tarse, che stava in Terma, el quale giovane d'alcuno anno innanzi s'era partito, et itosene in Ungheria, e l aveva fatto molto bene e fatti suoi pel mezzo di Filippo Scolari, che si diceva lo Spano, nostro cittadino, che era allora capitano generale dello esercito di Gismondo; che fu figliuolo questo Gismondo di Carlo re di Buemmia, e fu re d'Unghera, uno savio et avveduto Re, che fu poi eletto imperadore al tempo di Gregorio dodecimo, e fu coronato Cesare da Papa Eugenio IV. E questo Spano dava ricapito a tutti e Fiorentini che vi capitavano, che avessono virt nessuna, o intellettuale o manuale, come quello che era un signor molto dabbene, et amava la nazione oltre a modo, com'ella doveva amare lui, e fece a molti del bene. In questo tempo era venuto questo tale in Firenze per sapere se poteva conducere di l niuno maestro dell'arte sua, per molti lavori che egli aveva tolti a fare, e pi e pi volte n'aveva ragionato col Grasso, pregandolo che v'andassi, mostrandogli che in poco tempo e' si farebbono ricchi. El Grasso lo scontr a caso: fattosegli innanzi gli disse: Tu m'hai pi volte ragionato del venire teco in Unghera, et io t'ho sempre detto di no; ora, per uno caso che m' intervenuto, e per certa differenzia ch'io ho avuto con mia madre, i' ho dilibero, in caso che tu voglia, di venirne: ma, se tu hai el capo a ci, io voglio essere mosso domattina, imperocch, se io soprastessi, la venuta mia sarebbe impedita. Colui gli rispuose che quello gli era molto caro, ma che cos l'altra mattina non poteva, pel non avere ancora spedita ogni sua faccenda; ma che se ne andassi quand'e' volessi, et aspettasselo a Bologna, e che in pochi d vi sarebbe: e cos rimase el Grasso per contento. Rimasti d'accordo colle condizioni insieme, tornatosi el Grasso a bottega, tolse alcuni suoi ferri, e sue bazzicature per portare, e tolse alcuno danajo ch'egli aveva: e fatto questo, se n'and in Borgo Santo Lorenzo, e tolse uno ronzno a rimettere a Bologna, e la mattina vegnente vi mont su, e prese el cammino verso quella, sanza fare motto o a parenti o a altro, che pareva ch'egli avessi la caccia dietro: e lasci in casa una lettera che s'addirizzava alla madre, la quale diceva che la s'obbrigassi per la dota con chi era rimaso in bottega, e che se n'era andato in Unghera con intenzione di stare pi anni. E mentre ch'egli andava per Firenze (ch si lasci anche vedere el meno che pot in quel breve tempo, pure gli era necessario el fare cos), et insino a poi ch'egli era a cavallo, s'abbatt in qualche luogo, dove sent che si ragionava di questo suo caso, ognun ridendo e facendosene beffe; e sent da qualcuno cos di rimbalzo che l'era stata una giarda. Le quali cose erano uscite prima da quel garzone che 'l fe pigliare, e poi da quel giudice; ch Filippo cos sollazzevolemente s'era accozzato con lui, e domandatolo quello che 'l Grasso diceva in prigione, e scopertogli el caso, di che el giudice l'aveva con le maggiori risa del mondo ragguagliato di tutto; e generalmente si diceva per Firenze che l'era suta fattagli da Filippo di ser Brunellesco; la qual cosa quadrava molto al Grasso, che sapeva chi Filippo era, e troppo bene, poich s'avvide ch'egli era dileggiato, s'avvisava che fussi venuto da lui: e questi ragionamenti tutti lo confortavano grandemente a seguire el suo proposito. Et in questo modo part el Grasso da Firenze, e lui e 'l compagno da Bologna se n'andarono in Unghera. Questa brigata della cena seguitarono nell'ordine loro di ritrovarsi alle volte insieme; e per la prima volta ch'e' si ritrovarono di nuovo, fu in quello medesimo luogo con Tomaso Pecori. E quasi rispetto a quella giarda, per riderne tutti insieme, e' vollonvi quel giudice che era sostenuto nella Mercatanza, che, intendendo chi egli erano, v'and volentieri, s per avere la familiarit d'alcuno, s per essere pi interamente ragguagliato del tutto, e s per ragguagliarne loro, ch vedeva che n'avevano voglia; e cos vi vollono quel garzone che fu col messo, Matteo e que' due fratelli che menorono la danza della prigione e di casa et al fuoco. Vollonvi el Notajo della cassa e non vi pot andare. El giudice con gran piacere ud tutto el caso successo, e cos disse loro le dimndite sue, e quello ch'egli aveva risposto d'Apulejo e di Circe e d'Ateon e del suo lavoratore, per fargliele vieppi verisimile; dicendo: Se altro mi fussi occorso, anche gliel'arei detto; e facevansi le maggiori risa del mondo, balzando di questo caso in quell'altro secondo che si ricordavano. E veduto come 'l caso era successo, e quanto la fortuna aveva servito, e del prete e del giudice et d'ogni altro avvenimento generalmente, di modo che quel giudice us loro questo motto, che non si ricordava essere mai stato in tutto el tempo della vita sua a convito dov'egli avessi avuto maggiore quantit di vivande e migliori; e che la maggiore parte erano state s buone che rade volte o non mai ne capitava nelle mense de' re e degli imperadori, non che degli altri minori principi, e di uomini privati come erano loro. E non v'era nessuno che non gli paressi malagevole, quand'ella fussi intervenuta a lui, a difendersi della natta; tanta era stata la cautela e l'ordine di Filippo. El Grasso e 'l compagno, giunti in Unghera, si dettono da fare, et ebbonvi buona ventura; imperocch in pochi anni vi diventarono ricchi, secondo le loro condizioni, per favore del detto Spano, che lo fece maestro ingegneri, e chiamavasi Maestro Manetto da Firenze, e stettevi con buona reputazione, e menavaselo seco in campo, quando egli andava negli eserciti, e davagli buona providigione, et alcuna volta di begli e ricchi doni, che certi casi sopportavano, perch lo Spano era liberale e magnanimo, come se fussi nato d'uno Re, verso ogni uomo, ma massimamente verso e Fiorentini che, oltre all'altre virt sua, erano di quelle cagioni che l'avevano tirato in quel luogo; et potevasi el Grasso fare ogni sua faccenda, ch ve ne fece col compagno e sanz'esso assai, quando e' non era in campo. E venne poi in Firenze pi volte in ispazio di pi anni per pi mesi per volta; et alla sua prima venuta, sendo demandato da Filippo della cagione della partita di Firenze in tanta furia e sanza conferire nulla cogli amici, ordinatamente gli disse questa novella ridendo continovamente, con mille be' casi dentrovi, che erano stati in lui propio, che non si potevano sapere per altri, e dello essere el Grasso, e del non essere, e se egli aveva sognato, o se sognava quand'egli rammemoriava el passato: di condizione che Filippo non n'aveva mai pel passato risone s di buon cuore come fece questa volta. El Grasso lo guardava in viso dicendogli: Voi lo sapete meglio di me, che mi dileggiasti tanto in Santa Maria del Fiore. Diceva Filippo: Lascia pure fare, questa ti dar ancora pi fama che cosa che tu facessi mai o con lo Spano o con Gismondo, e si dir di te di qui a cento anni. El Grasso rideva, e Filippo non meno questa volta: e con tutto questo mai sapeva stare con altri che con Filippo quando e' gli avanzava punto di tempo, ancora che fussi certificato d'ogni cosa; e Filippo motteggiava quand'egli era con lui, e diceva: Io sapevo insino allora ch'io t'aveva a fare ricco; e' ci  assai che vorrebbono essere stati el Grasso, e fussi loro stato fatto di queste natte: tu ne se' arricchito tu, e sutone familiare dello Imperatore del mondo, e dello Spano, e di molti altri gran principi e baroni. Et in effetto questa sua tornata, o venuta, e l'altre che furono poi, ritenendosi egli sempre con Filippo, dettono occasione et agio a Filippo, in pi tempo e pi volte, d'esaminarlo e sottrarlo, mediante el ragguaglio stato del giudice e di quel garzone, tritamente d'ogni particulare; imperocch la maggiore parte delle cose da ridere erano state, come si dice, nella mente del Grasso; d'onde n' nato, che la novella s' potuta pi tritamente scrivere, e darne intera notizia, perch Filippo la ripric poi qualche volta appunto, e da quelli che la udirono s' tratta dipoi questa. E ciascuno che la ud da lui afferma, che sia impossibile el dirne ogni particulare come ella and, sicch qualcuna delle parti molto piacevoli non sieno rimaste addietro, come la raccontava Filippo e come ella era stata invero, perch ella fu raccolta, poi che Filippo mor, da alcuni che l'udirono pi volte da lui; come fu da uno che si diceva Antonio di Matteo dalle Porte, da Michelozzo, da Andreino da San Gemignano, che fu suo discepolo e sua reda, dallo Scheggia, da Feo Belcari, da Luca della Robbia, da Antonio di Migliore Guidotti, e da Domenico di Michelino, e da molti altri, bench a suo tempo se ne trovassi scritto qualche cosa, ma non era el terzo del caso, et in molti luoghi frementata e mendosa. E ha forse fatto questo bene, ch'ella  stata cagione che la non si sia interamente perduta. A Dio sia grazia, Amen.
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FINE.
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NOTE.
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(1) Il Manni, scrittore nostro indefesso, e delle cose nostre instancabile indagatore, in un'opera sua, in pi volumi divisa, col titolo Le Veglie piacevoli, ovvero, notizie de' pi bizzarri e giocondi uomini toscani, impressa in Venezia nel 1762, e continuata in Firenze nel 1774, e ivi riprodotta elegantemente con note ed aggiunte nel 1816 dall'intraprendente e coraggioso sig. Gaspero Ricci librajo di sperimentato credito, ha in essa opera schierato e fatto vedere quanto la citt di Firenze ha avuto uomini molto sollazzevoli e piacenti ne' tempi addietro. (M.)
(2) Il Moreni aveva letto in compagna.
(3) Di regimento. Oggi si direbbe addetti al governo.
(4) Che se ne fussi stata la cagione. Qualunque fosse stata la cagione di ci. Il Moreni lesse ragione.
(5) Colmi sono una specie di tavola, o quadro dipinto, come nel Vocabolario definiscono gli Accademici della Crusca senza per addurne esempio alcuno; dal che si rileva, che la Novella, bench citata da essi come testo di lingua, non fu mai spogliata, il che avvenne in altri testi. (M.)
(6) Combina questa et colla nascita di lui avvenuta per attestazione del Manni circa al 1381.
(7) Di che anche e' sentiva. Sentiva anche del bizzarro, era anche un po' bizzarro.
(8) Il che.  lo stesso che Per il che; come La qual cosa ai trova anche invece di Per la qual cosa. E come questo modo di dire fu racconciato nel Decameron da chi non lo intese, cos questo Il che fu racconciato dal Moreni ponendo Il perch.
(9) Se qui mai intendessesi che il Grasso fosse stato di bassi natali,  da sapersi che il di lui avo, per nome ancor egli Manetto, sed nel 1368 de' Signori Priori, siccome il di lui figlio Jacopo nel 1380. (M.)
(10) Giarda. Scherzo, Celia.
(11) La sola Cupola del Duomo nostro qualifica lo straordinario ingegno del Brunellesco, il quale a onta delle difficolt appostegli dai principali Architetti d'Europa qua a bella posta con grandissimo dispendio invitati, come se si fosse dovuto trattare di fare una cupola a tutto il globo terraqueo, e ad onta di tante villanie, strapazzi e motteggi avutine, e da essi, e dagli Operaj di S. Maria del Fiore, seppe, mostrando il suo modello che mai in avanti avealo mostrato, fare ammutolire e svergognare quei rispettabili barbagianni, come gli appella il Milizia. Esso modello originale il conservo io come una gioja, siccome lo spaccato della pergamena di essa cupola del famoso nostro architetto Gherardo Silvani, i quali ambedue erano nella famosa raccolta di disegni originali posseduta gi dal Ch. Sen. Gio. Batista Clemente Nelli. (M.)
(12) Con questa epoca alla mano si corregge, come noi altrove abbiamo gi fatto, l'anno della di lui morte avvenuta nel 1446, e non gi nel 1444, come i pi hanno scritto. (M.)
(13) Nel codice vi ha a questo luogo una raschiatura, ed  poi accomodato con inchiostro pi moderno; ma piuttosto che a nuoto, come ha il Moreni, e che a me  oscuro, pare che l'acconciatore abbia voluto scrivere appunto.
(14) Natta. Lo stesso che Giarda, Celia, Beffa o simile.
(15) Questo verso dantesco che qui calza ottimamente, e che nel codice  mal cassato con un frego di inchiostro pi recente, il Moreni non lo mise nel suo testo.
(16) Quanto il Brunellesco e' fosse faceto, atto, facile, ed insiem sottile nelle sue burle, il dichiara in pi luoghi della di lui vita il Vasari, e specialmente quando narra quella da lui fatta in rapporto al famoso suo Crocifisso, che  nella Chiesa di S. Maria Novella, il qual dovea porsi a confronto coll'altro fatto da Donatello, s sbertato e deriso dal Brunellesco. Di s fatta natura fu la baja da esso data a quei pretesi patrassi dell'Arte, dai quali fu egli tanto svillaneggiato nell'adunanza tenuta per la costruzione della Cupola della nostra maggior Chiesa, n minore fu quella fatta a Lorenzo Ghiberti, che gli era stato dato a compagno nella esecuzione di essa mole, avendolo scorto quanto atto nel gettare in bronzo, altrettanto inesperto nell'Architettura. (M.)
(17) Noto di qualche parte ec. Conoscente di alcuni di loro.
(18) Di costui. Del Grasso.
(19) Usa qui. Bazzica qui,  usato di capitar qui.
(20) Siate per siete  antico idiotismo fiorentino.
(21) Lui. Egli, il Grasso.
(22) Pi una cosa che un'altra. Qualche cosa.
(23) Se bisognassi. Affinch ti possa chiamare, se venisse il bisogno.
(24) E' da una volta. Egli, prendendo di sotto una volta. Il Moreni lesse e d una volta; ma non c' senso.
(25) Il Sen. Carlo Strozzi in un suo spoglio di libri antichi di Deliberazioni degli Operaj di S. Maria del Fiore scrive, che Manetto, avo del nostro Grasso, fu obbligato a vender la sua casa situata ove  oggi la Piazza del Duomo, la quale dovea demolirsi, come poi segu nel 1389, in servigio della gran Chiesa. Piuttosto che tassar d'inesattezza s grand'uomo,  da dirsi, che trovasse Manetto da allogarsi in altra casa parimente prossima al Duomo. (M.)
(26) Polverosa  un luogo distante circa un miglio da Firenze fuori la Porta al Prato. (M).
(27) E serrato. E avesse serrato.
(28) Ho briga un mondo. Ho gran cagione di tristezza, o come or si direbbe: Mi gira l'anima che non ne posso pi.
(29) Rimbrottose. Questa voce non si legge nel codice, essendovi una macchia d'umido che ha mangiato l'inchiostro, n so onde il Moreni se la cavasse; forse dal rimbrottare, che seguita poco pi qua.
(30) E, cio i, articolo mascolino plurale.
(31) Intagliatore. Scultore. Dicevasi intagliare tanto di chi lavorava in marmo, quanto di chi lavorava in legno.
(32) Chi si fosse Calandrino pu vedersi il Manni, che ne fece la vita nelle Veglie Piacevoli, e il Boccaccio nelle Novelle 3 e 6 della Giornata 8, e nelle 3 e 4 della Giornata successiva. (M.)
(33) Mercatanza. La Mercatanza chiamavasi quello ufficio che conosceva le cose di commercio.
(34) Io t'ho tanto codiato. Ti ho tanto dato dietro, come fa il cacciatore alla starna. Cos ha il codice, ma il Moreni lesse cercato.
(35) A dare loro. A dar loro delle busse.
(36) Vedrenola. Lo vedremo. Era vezzo, o vizio, degli antichi fiorentini il terminare cos le prime persone plurali de' verbi; e qui troverassi spesso vedreno, fareno, abbiano e simili. Il Moreni le acconci tutte nella sua edizione.
(37) Al bastardello. Oggi si direbbe al registro.
(38) Il Moreni lesse prodinella: e prodinella registr il Gherardini con questo esempio nel Supplemento ai Vocabolarj.
(39) Era stato nel luogo del creditore. Si era finto essere il creditore, avea fatto da creditore.
(40) S'accozz. Si abbocc, lo and a trovare.
(41) E 'l Grasso. Il Moreni el Grasso.
(42) Dorm sodamente ma sempre in albage. il sodamente nel codice  cassato con altro inchiostro moderno; ma  necessario che ci sia, per contrapporlo a in albage; dacch qui vuol dire che il Grasso non prese mai un sonno profondo, ch allor non si sogna, ma dorm sempre leggero per modo che tuttavia almanaccava con la mente. Il Moreni tenne per ben cassato il sodamente, e lo lasci [qui l'originale cartaceo dice: "o lo lasci" (nota per l'ed. Manuzio)].
(43) Di chicchessia. Di qualcheduno.
(44) Non d'altro no. Oggi si direbbe. Eh! di nulla.
(45) Se' tu preso a sua stanza? Ti ha fatto metter egli in prigione?
(46) No, santa Maria. No davvero, o come oggi si direbbe: Che! ma ti pare!
(47) Perdonatemi, per ec. Perdonatemi, perch io vi chieder un favore con tutta libert.
(48) In servigio. Per favore.
(49) Corrcci. Ci corr, Ci incontrer.
(50) Delle zacchere. Degli impicci, delle brighe.
(51) Un giudice. Un dottore di legge.
(52) D'altra litteratura. Il Moreni, con grossolano errore d'intelletto, stampa et altra letteratura.
(53) Aveva ordinato el caso suo. Avea pagato il debito per cui era in prigione.
(54) Come non cercate ec. Perch non badate voi piuttosto a' fatti vostri?
(55) I' ho dilibero. Ho deliberato. Il Moreni legge io dilibero; ma erratamente perch si delibera avanti il fatto, e qui siamo sul fatto di una deliberazione gi presa.
(56) N persona. N alcun'altro.
(57) Altro ci  in vero. Il Moreni legge: Altro ci  in che mi preme.
(58) Fussi uscito del manico. Avesse smarrito il senno.
(59) E di molti altri ec. Qui si passa a un tratto dalla narrativa alla parte, diciam cos, drammatica; e questo uso era frequente agli antichi, e fu famigliare al Belcari. E sedici versi pi innanzi, dove  l'istessa cosa, dubito essere stato messo di pi quell'aggiungendovi dal primo copiatore del codice; come ha fatto anche a' d nostri qualche editore ignorante.
(60) A cui e' non toccassi. S, dice il Grasso, da riderne: ma non mica riderne quegli a cui tocca.
(61) Siamo sotto questo bastone. Siamo esposti ad aver di queste disgrazie.
(62) Lavoratore. Contadino.
(63) N' gi ritornato. Il Moreni. N' ritornato.
(64) Per metterlo in pi viluppi. Intendi: E questo diceva per imbroglio, per avvilupparlo di pi.
(65) Troppi sono. Troppi denari sono, il debito  troppo grosso.
(66) In che videsene ec. Di tutto ci che spendesti non s' veduto profitto alcuno.
(67) Bubbolati. Spesi in bubbole, in cose da nulla.
(68) A giuoco. Giocando, quando giuochi.
(69) Avrebbono briga de' fatti sua. Avrebbero dispiaceri per cagion sua.
(70) Si facessono beffe. Non avessero alcun riguardo.
(71) Da quinci in dietro. Prima d'ora, fino ad ora.
(72) Che io non sono. Cos anche il codice; ma senza fallo dee dir siane.
(73) Che puo' tu perdere ec. Cos ci pare da punteggiare: il Moreni avea posto: Che puo' tu perdere di questo innanzi la mano, e' pagano pure per te. Ma non so levarne costrutto.
(74) Innanzi la mano. Prima di tutto; o come si direbbe: A buon conto.
(75) Uscire. il Moreni con error manifesto lesse usare.
(76) Al giudice. Forse dee dire Al Grasso.
(77) Accordato el creditore. Pagatolo, Sodisfattolo.
(78) Questa riprensione fatta dalla carcere alla casa manca totalmente nell'edizione del Manni, e nelle antecedenti, siccome in seguito manca una gran parte della parlata, che fece uno dei pretesi fratelli del Grasso al paroco di S. Felicita. (M.)
(79) Cio Paroco. Questi era Mess. Antonio di Amerigo canonico aretino, e cappellano principale della detta chiesa e monastero, come nel suo testamento appellasi dei 25 ottobre 1436, rogato da Pietro di Niccol di Jacopo Ajuti all'Arch. Gen. in cui lascia eredi essa chiesa e monastero, e nel codicillo dal medesimo rogato del d 18 giugno 1438. (M.)
(80) Che gli conosceva vel circa. Che gli conosceva, se non in tutto e per tutto, almeno cos alla grossa.
(81) Mai c' suto rimedio. Non c' stato mai verso, non  stato possibile.
(82) Faresti coscienza. Avreste scrupolo, avreste paura di aggravarvi la coscienza.
(83) Accozzatemi con lui. Fatemi parlare con lui.
(84) Santa Maria. Modo di rinforzare l'affermativa, o la negativa.
(85) Quegli a codesto modo. Quegli che sono infuriati.
(86) Or cos mi di'.  come dire: Bravo, dimmi cos: ovvero Rispondi sempre cos. Modo di dar animo a parlare. Il Moreni avea posto l'interrogativo.
(87) Si ponga mente a tutta questa parlata del prete che  bellissima, e tutta questa scena pu stare con la pi bella de' Promessi Sposi.
(88) Quando n'avessi. Quando egli ne avesse.
(89) Se ti si alleficassi addosso una 'nfamia. Se si spargesse tra 'l volgo, e pigliasse piede la voce di questa tua pazzia.
(90) Gli voleva un poco parlare. Intendi che voleva parlare al Grasso.
(91) Questo fatto. Il Moreni crede che abbia a dire questo fitto, ma pu star bene anche cos, intendendosi veggo che tu hai sempre per il capo questa cosa, questa faccenda, questa ubba.
(92) Nella stanza ec. Nello stare che il prete avea fatto, nel tempo che il prete era stato con lui.
(93) Guastaduzza. Ampolletta, Boccetta, come or si direbbe.
(94) Mazzicandolo tuttto ec. Bastonandolo anche non si sveglierebbe per parecchie ore.
(95) Ostico, Aspro, Lazzo.
(96) Il Minucci in una sua nota all'ottava 80, del Cantare VII, del Malmantile racquistato, tom. II, pag. 604, suppone che alloppiato fosse nella carcere, il che  falso. Ecco le sue parole: Il Grasso legnajuolo fu un Fiorentino, il quale fu tanto semplice, che gli fu dato a credere ch'e' non era pi lui, ma divenuto un altro; e per questo tale fu messo prigione, dove alloppiato, e fatto dormire, quando si risent, s'accord a pagare le spese, e le cancellature del preteso delitto: del quale fu assoluto, bench avesse confessato d'averlo commesso come nuovo personaggio. (M.)
(97) Ch' isvemorato. Cos il codice: il Moreni: Che ismemorato.
(98) Persone atanti e nuovi pesci. Persone robuste, e astute e bizzarre.
(99) Mettendo dove stava el taglio di sopra. Capovolgendo il ferro, e mettendo il taglio dalla parte di sopra.
(100) El Grasso. Il codice ha per errore Matteo, ed anche il Moreni ha Matteo; ma non c' dubbio che ha a star cos.
(101) Sospiro corale. Sospiro profondo, che pareva venir proprio dal cuore.
(102) Co' peli del calamajo. Queste parole son cassate nel Ms. da inchiostro pi recente, e il Moreni le lasci, e forse le cancell egli non intendendole: io le metto parendomi starci bene, come quelle che sono efficaci e mostrano i pensieri cancellati, non a fatica con la penna, ma affatto con lo stoppaccio del calamajo. E cos avrassi un altro esempio di peli del calamajo in questo senso oltre quello del Sacchetti recato dal Gherardini.
(103) Vedutosi anche venire di casa sua. Considerando ancora che egli era pur uscito da casa sua, e ci aveva dormito.
(104) D'albaga. Di confusione di mente.
(105) Come del mantello. Come avea fatto quando voleva prendere il mantello.
(106) Lo pareva loro aver fatto. Iperbato da ordinarsi: Pareva loro averlo fatto. Erano comuni agli antichi, come me le pare aver vedute, per mi pare averle vedute o simili. Il Moreni, non sapendo pi l, acconci, o guast cos: e' pareva loro aver fatto.
(107) Non t'ho veduto poi. Non t'ho pi veduto, Non t'ho veduto da quella sera in qua.
(108) Ripostolo mente. Guardatolo da capo.
(109) E' la corr pure questa volta. Questa volta avr, buscher quel che merita. Il Moreni ha: e l corra pure; ma io non so levarne buon costrutto.
(110) Affermando: per tale segnale, ch'io ec. Affermando: E tanto  vero che sono il Grasso, che io serrai ora la bottega.
(111) Ero in fantasia: Avevo delle cose per il capo, si direbbe ora; o Ero sopra pensiero.
(112) Per dargli bene il sul viso. Intendi: E questo diceva per coglierlo sul vivo.
(113) Puramente. Semplicemente, Sul serio.
(114) Eravamo noi con teco. Noi parlavamo di te.
(115) Andonne mai pi preso persona? Come se dicesse: Che  una gran cosa? Non fu forse mai preso nessuno? Il Moreni ha qui gran confusione di punteggiatura; ed  veramente difficile a crre il senso di questi discorsi cos rotti.
(116) Tutta mattina me n'ha infradiciato ec. Mia madre m'ha seccato, mi ha rotto il capo tutta la mattina, parlandomi di ci tosto che arrivai a casa.
(117) Stanno intozzati. Mi stanno grossi, Mi fanno il broncio.
(118) E diconmi test ec. E ora, mentre venivo qua, mi hanno scontrato e dettomi.
(119) Di cena. Nel tempo della cena.
(120) La polvere debbe essere ita gi. Tu devi aver una gran fame.
(121) Io vi so dire ch'io la veggo, cio Ho fame grandissima.
(122) El capo vuoto v' ec. Gli d del matto. Per intender questo detto bisogna notare che i friggitori fiorentini vendono bell'e fritte le teste d'agnello, vuote di cervello, e spezzate in due; e queste chiamansi capi vuoti, e ora anche matte, pi efficacemente.
(123) Con queste parole. Oltre a queste parole.
(124) Come le cose si vadiano ec. In qualunque modo sia la cosa, la faccenda.
(125) Aconciala tu. Raccapezza tu come sta questa faccenda, Metti d'accordo tu queste cose. Il Moreni lesse: Accoccala.
(126) Non si far cerchio. Non si raduner gente.
(127) Largamente. Comodamente, Senza disagio.
(128) Teneva il sacco. Secondava la burla.
(129) Bullettino. Una carta, come oggi si dice, di sicurezza.
(130) Potrei soprastare ec. Volendo aspettar il bollettino, avrei dovuto star un pezzo in villa, perch s tosto non era facile averlo.
(131) Sto sul noce. Sto riposto per non farmi vedere, e vo circospetto e guardingo.
(132) Gli aveva racconcio la cappellina in capo ec. L'aveva finito di persuadere in modo da non pi dubitarne.
(133) Nuove cose. Cose strane.
(134) Ma rispetto a quel dormire, che Matteo; Ma, perch avea dormito, gli pareva che Matteo ec.
(135) D'esser vignato. D'essere uccellato.
(136) Strada notissima del primo cerchio della citt nostra, detta cos per essere ivi state le antiche Terme, o siano Bagni; su di che  a vedersi un Trattatello del nostro Manni intitolato: Delle antiche Terme di Firenze, ivi pubblicato per lo Stecchi nel 1750, in-4. (M.)
(137) Pippo degli Scolari, detto Pippo Spano, conte di Temeswar e di Ozora, fu guerriero, e il terrore degli Ottomanni. In una delle Volte della nostra Real Galleria da pennello assai accreditato  stata rappresentata una delle ventitr campali giornate, in cui viene asserito che altrettante volte rompesse i Turchi. Domenico Mellini nella vita di lui narra, ch'egli ricuper a Gismondo il regno da' suoi occupatogli, riconcili seco i Baroni ungari, riacquist la Servia, la Bulgaria, e la Rascia occupate pi volte da' Turchi. (M.)
(138) I' ho dilibero. Ho deliberato. Il Moreni pose: Io dilibero. Ma il partito era gi stato preso dal Grasso.
(139) Qui termina la Fiorentina edizione del 1588, fatta da Giovanni Baleni, in-4., non altro dicendovisi, che: E cos fu fatto, et andorono in Unghera. (M.)
(140) Ci che segue manca quasi affatto in tutte le antecedenti edizioni, e in tutti i codici. (M.)
(141) Che menorono la danza. Che ressero la burla, Che colorirono s bene la celia.
(142) Sottrarlo. Levargli di corpo, come suoi dirsi. Fargli palesare, raccontare.
(143) Questi fu Architetto di alto grido, ed uno dei pi celebri del suo tempo. Cosimo de' Medici, il Padre della Patria, quando fu esiliato da Firenze nel 1433, Michelozzo, che lo amava teneramente, il volle seguire a Venezia, n mai lo abbandon fino alla di lui liberazione, e cos ancora egli poi dopo un anno partecip del trionfale ritorno di Cosimo. Nel tempo che col era fece molti disegni per private e pubbliche abitazioni, e nel monastero di San Giorgio Maggiore eresse la famosa Biblioteca a spese di Cosimo, il quale nel suo esiglio non trov altro piacere che in quella sontuosa fabbrica. (M.)
(144) Frementata. Forse Frammentata, cio in frammenti. (M.)
...
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...
FINE.